Super Tuscan: storia dei grandi vini di Bolgheri

barriques in cantina

Super Tuscan: storia dei grandi vini di Bolgheri

Cosa sono i Super Tuscan? Ecco un breve racconto sull’affascinate e rivoluzionaria storia dei vini di Bolgheri che hanno incantato il mondo.


La Toscana è una delle regioni italiane più amate dai turisti, italiani e stranieri soprattutto. Famosa in tutto il mondo per le sue dolci colline, per le sue città d’arte, per i suoi borghi antichi e, non da ultimo, per il vino.

Parlando di vini il binomio Chianti e Toscana è forse il più scontato data la sua grande diffusione, ma come non citare altre eccellenze come il Vino Nobile di Montepulciano e il Brunello di Montalcino, tra i più apprezzati al mondo.
E ad accomunare questi tre grandi rossi è il Sangiovese, vitigno principe della Toscana.

Oggi però voglio parlarvi di un fazzoletto di terra che si estende lunga la Costa degli Etruschi, il cui centro è Bolgheri, in cui ho avuto il piacere di trascorrere un weekend lungo gironzolando tra le cantine.
La storia vinicola di Bolgheri è tanto giovane quanto straordinaria e i suoi vini sono riusciti a conquistare i primi posti delle classifiche mondiali in pochissimo tempo e io ne sono rimasta talmente affascinata da decidere di scrivere questo post un po’ diverso da quelli che scrivo solitamente.
Come sapete non sono un’esperta di vini quindi non prendete questo mio post come una divulgazione tecnica ma solo come il racconto di un’appassionata che è rimasta stregata da una delle tante eccellenze che la nostra Italia ci regala.

Avete capito di che vini stiamo parlando?

 

Bolgheri e i Super Tuscan

La prima volta che ho sentito parlare di questi vini mi sono sembrati un po’ antipatici proprio a causa di questo nome – Super Tuscan – che mi è parso troppo altezzoso. Incuriosita, ho voluto indagare sulle origini di questo nome e quando ne ho compreso meglio il significato tutto è cambiato e mi hanno affascinata a tal punto da spingermi a trascorrere un weekend a Bolgheri nell’intento di scavare un po’ più a fondo in questa realtà così particolare.
La prima cosa che ho scoperto è che “super” non va inteso come sinonimo di migliore o superiore (decisamente snob) ma di “sopra”, nel senso di oltre e quindi diverso rispetto agli altri per una questione del tutto oggettiva.
Il tratto distintivo dei Super Tuscan è infatti quello di essere prodotti da vitigni non autoctoni – come il Sangiovese – bensì da uve tradizionalmente coltivate nella zona di Bordeaux come il Cabernet Franc, il Cabernet Sauvignon e il Merlot, varietà che costituiscono il cosiddetto taglio bordolese. Queste sono state le prime uve impiantate in questa zona, seguite poi da altri vitigni internazionali come il Petit Verdot e il Syrah.
L’utilizzo di queste uve rendeva impossibile inserirli in quelle che fino agli anni ’90 erano le categorie previste dai disciplinari di produzione, principalmente legate al Chianti e al Sangiovese, e da questa difficoltà di definizione nacque il temine Super Tuscan, nel significato di “diversi” dagli altri vini toscani formalmente riconosciuti.

E ora vediamo le motivazioni che hanno spinto alcuni produttori a scegliere questi vitigni invece di quelli autoctoni.

 

La storia dei Super Tuscan

Il precursore dei Super Tuscan è indiscutibilmente il Sassicaia, un nome che oggi fa sognare gli appassionati; un vino-mito nato quasi per caso, su una collina a pochi passi dal centro di Bolgheri, grazie alla visione del Marchese Mario Incisa della Rocchetta, importante nobiluomo locale.
Grande amante dei vini bordolesi, il Marchese sognava di produrre un rosso di carattere, che fosse alla loro altezza e notando la somiglianza tra il terreno della zona di Bolgheri e quello di Greves, entrambi ghiaiosi (greves significa ghiaia), provò a impiantare delle barbatelle di Cabernet, i vitigni bordolesi, su quella collina. E fu così che nacque il Sassicaia.
Per quasi vent’anni rimase il vino di famiglia, prodotto e bevuto solo nella loro tenuta di San Guido, fino a quando, nel 1968, spinto dal cugino Piero Antinori che di mercato vinicolo se ne intendeva parecchio, il Marchese provò a commercializzate le prime bottiglie. Le reazioni furono molto critiche perché il Sassicaia sfidava tutti i criteri e le regolamentazioni dei disciplinari del tempo ma il suo carattere unico cominciò a farsi apprezzare sempre più fino a quando, in una degustazione alla cieca, il celebre critico americano Robert Parker (fondatore di Wine Advocate) attribuì 100/100 punti al Sassicaia del 1985.
Questo momento segnò la fortuna del Sassicaia e aprì la strada ad altri produttori che accettarono di sfidare le tradizioni e di investire nel territorio di Bolgheri.
Antinori, forte della sua lunga esperienza in campo vinicolo e cugino del Marchese, fu tra i primi, sperimentatori ed ebbe l’ardire di infrangere il processo produttivo del Chianti, aggiungendo al Sangiovese del Cabernet Sauvignon e del Merlot dando vita al Tignanello, un altro vino che ha fatto la storia di Bolgheri.

A loro seguirono altri produttori come Grattamacco e Ornellaia che introdussero anche altri vitigni internazionali con il Petit Verdot e il Syrah e Bolgheri iniziò ad attrarre sempre più investitori.
I vini bolgheresi cominciarono ad acquisire un’identità sempre più definita e una certa rilevanza anche a livello internazionale ma, non potendo essere inseriti nella DOC del Chianti di cui violavano il disciplinare, vennero identificati come “Vini da tavola”, la denominazione più bassa della classificazione italiana.
Per ovviare a questa assurda discrepanza tra l’elevata qualità dei vini e la loro bassa indicazione fu coniato il termine di Super Tuscan, merito a quanto pare di alcuni giornalisti e critici stranieri.

I più celebri Super Tuscan

I più celebri Super Tuscan. Immagine tratta da internet

 

Da Super Tuscan a Bolgheri DOC

La potenzialità dei Super Tuscan era ormai evidente e la necessità di dargli una definizione degna della loro qualità divenne chiara. Che un vino come il Sassicaia fosse classificato alla stregua del “vino del contadino” era una vera un’assurdità, non trovate?
Il primo passo fu quello di inserirli nella denominazione IGT (Indicazione Geografica Tipica) ma il vero cambiamento arrivò con la definizione di una DOC.
Curiosamente il primo disciplinare della DOC Bolgheri, risalente al 1983, comprendeva inizialmente solo il Bianco e il Rosato e fu solo nel 1994 che finalmente vennero riconosciuti anche i grandi rossi: Bolgheri, Bolgheri Superiore e Bolgheri Sassicaia (l’unico vino ad avere una sua DOC!).

“Il 14 dicembre 1995 si costituisce il Consorzio per la Tutela dei Vini Bolgheri DOC.  Risultano soci fondatori il Marchese Nicolò Incisa della Rocchetta, Rosa Gasser, Eugenio Campolmi, Enio Frollani, Michele Satta e Federico Pavoletti. Il Consorzio adotta per simbolo il Viale dei Cipressi che unisce Bolgheri a San Guido. I sei chilometri di rettilineo, monumento nazionale di quasi tremila piante, furono ideati da Guidalberto della Gherardesca nella seconda metà dell’800 e vennero resi famosi dalle poesie di Giosuè Carducci. Questa lunga e solidale teoria di piante rappresenta la coesione dei produttori che si sono voluti aggregare in un gruppo compatto, inteso a valorizzare, promuovere e difendere la viticoltura di qualità nel territorio.”
Tratto dal sito ufficiale Bolgheri DOC

Una coesione che non è solo di facciata ma che, chiacchierando con i produttori delle cantine che abbiamo visitato, abbiamo percepito come molto reale e sentita. La concorrenza esiste, inutile negarlo visto che stiamo parlando di aziende vere e di profitti altrettanto veri, ma c’è una forte volontà di crescere come DOC, tutti insieme, di creare prodotti sempre nuovi che identifichino le singole cantine e che contribuiscano a rendere grande il nome di Bolgheri nel mondo.
I Super Tuscan sono nati come vini nuovi, originali e rivoluzionari e fortunatamente lo spirito innovatore che contraddistingue i produttori è rimasto intatto e non si è lasciato imbrigliare dalla rigidità e formalità che spesso deriva dal riconoscimento di una una DOC.

Meraviglioso esempio di questa coesione è la cena organizzata il 31 agosto 2019 per il 25° anniversario della DOC, un evento che ha visto riuniti tutti i produttori, gli storici accanto ai più giovani, clienti, addetti del settore e giornalisti in un unica lunga tavolata apparecchiata proprio sull’iconico viale dei cipressi. Vi lascio sognare con qualche foto!

 

Bolgheri e Bordeaux

Ai non intenditori come me verrà spontanea una domanda: “I vini di Bolgheri sono una copia dei vini bordolesi?”
La risposta è NO e non per semplice orgoglio italiano ma per una serie di fatti concreti.
Bordeaux è stata indubbiamente presa ad ispirazione e modello e i vitigni utilizzati e l’invecchiamento in barriques ne sono la riprova.
A fare la differenza è però il terroir: la posizione di Bolgheri, la vicinanza al mare, la brezza fresca e umida, il sole che si riflette sull’acqua e il particolare clima di questi territori sono elementi unici che influenzano i vitigni.
Una serie di elementi che sono sempre stati considerati negativi per la coltivazione a vite tanto che Bolgheri non era mai stata (in effetti il Sangiovese qui cresce faticosamente) e che invece si sono rivelati fattori determinanti e ideali per i vitigni bordolesi che però qui si esprimono in maniera completamente diversa rispetto alla loro terra d’origine.
Inoltre, se all’inizio i Super Tuscan tendevano a replicare il taglio bordolese ora si assiste ad una continua evoluzione grazie alla sperimentazione di blend sempre diversi e alla forte tendenza a sviluppare vini monovarietali, prodotti da un unico tipo di uva in purezza.
A questo ha contribuito la stessa DOC Bolgheri che rispetto ad altri disciplinari, solitamente molto rigidi e vincolanti, offre una grande libertà di scelta e di sperimentazione, consentendo di produrre vini che, pur appartenendo alla stessa denominazione, sono molto variegati.
Una DOC che ha quindi saputo dare nuova linfa vitale, aggregando molti produttori (oggi sono oltre 55), consentendo nuovi ed elevati investimenti in questo territorio senza però tarparne lo spirito innovatore e rivoluzionario e tutelando invece quella rivoluzione in campo vinicolo che ormai prosegue da oltre settant’anni.

 

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