4 cantine di Bolgheri da visitare per un perfetto wine tour!

Cantine di Bolgheri

4 cantine di Bolgheri da visitare per un perfetto wine tour!

Ecco quattro cantine da non perdere assolutamente per un perfetto itinerario dei vini di Bolgheri, tra vigneti, mare e degustazioni golose!


Come forse avrete capito dai miei precedenti articoli, i vini di Bolgheri mi hanno incredibilmente affascinata, non solo per la loro bontà, ma sopratutto per la storia che li caratterizza e per quell’aura mitica che li circonda.
Se non lo avete ancora fatto vi invito quindi a leggere i miei articoli precedenti, ma ora è giunto il momento di raccontarvi delle cantine che abbiamo visitato durante il nostro weekend e di cui, fino ad ora, vi avevo solo accennato.

 

Quali cantine visitare a Bolgheri?

Una domanda a cui, in tutti i miei articoli sul genere, rispondo sempre con “Tutte!”, perché in fondo ogni cantina racchiude un piccolo mondo che è bello poter scoprire, ma per aiutarvi nella scelta vi propongo il criterio che ho usato io.
Nel caso capitiate in questa zona per la prima volta, un’idea potrebbe essere quella di visitare le cantine più blasonate, che solitamente corrispondono anche a quelle storiche, come Antinori, Ornellaia e Grattamacco. Non ho dimenticato Tenuta San Guido ma purtroppo non è visitabile, o per lo meno non ai comuni mortali come la sottoscritta. In questo caso prenotate con largo anticipo e mettete in conto un buon budget di spesa.

Questa è stata anche la mia prima idea ma poi, gironzolando online e passando in rassegna le moltissime alternative, ho preferito contattare le cantine che hanno stuzzicato la mia curiosità per altri motivi e infine la scelta è ricaduta su quattro cantine.
Le Macchiole e Michele Satta, due realtà comunque storiche, mi hanno affascinata per la “componente umana”: raccontano una storia di successo ma anche di grande lavoro e sacrificio che trovo di grande ispirazione in un periodo storico così incerto e difficile.
Donna olimpia e Tenuta Argentiera sono invece cantine più giovani, che hanno raggiunto incredibili successi in brevissimo tempo, e che mi hanno immediatamente incuriosita da un punto di vista architettonico.

Ecco dunque il mio itinerario tra le cantine di Bolgheri e dei Super Tuscan.

 

Le Macchiole

È stata la prima cantina che abbiamo visitato e se decideste di seguire questo itinerario vi consiglio di tenerla come prima tappa perché riuscirà a darvi un bello scorcio sulla storia dei vini di Bolgheri.

Fondata nel 1983 da Eugenio Compolmi, tra i soci fondatori della DOC Bolgheri, è oggi condotta dalla moglie Cinzia Merli insieme ai suoi due figli a seguito della prematura scomparsa del fondatore.
Le Macchiole si trova sulla strada bolgherese, accanto alle altre cantine della zona che si allineano lungo la strada come il filare di cipressi.
Ad accoglierci è Veronica che, data la splendida giornata di sole, ci porta subito a visitare le vigne. Ed è qui, accanto ai filari di Cabernet Franc, che comincia a raccontarci la storia di Le Macchiole, indissolubilmente legata a quella di Bolgheri.

Innanzitutto scopriamo che Le Macchiole è tra le pochissime cantine gestita da “local”, ovvero persone realmente nate e cresciute in questa terra.
Scopriamo poi che Eugenio e Cinzia hanno fondato la cantina partendo da zero, senza i grandi capitali di cui disponevano altri produttori, acquistando i primi quattro ettari di terreno proprio accanto all’odierna cantina.
Dopo sei anni, nel 1989, nasce il Paleo Rosso, il primogenito, un vino che negli anni ha subito una grande evoluzione, originariamente blend di Cabernet Cauvignon e Sangiovese e dal 2001 Cabernet Franc in purezza. Lo conoscerete meglio in degustazione e ve ne innamorerete sicuramente.
Nel 1994 nascono altri due grandi vini il Messorio, uno dei vini più di punta, e lo Scrio, rispettivamente Merlot e Syrah, entrambi monovarietali.
A ricordare l’originaria ispirazione bordolese rimane oggi Le Macchiole, unico Bolgheri DOC rosso della cantina, blend di Merlot, Cabernet Franc e Sauvignon e Syrah.

 

Ad accompagnare le parole di Veronica sono le immagini che compongono il grande murale che decora un’intera parete dell’edificio. Si tratta di un’opera realizzata dal celebre street artist Ozmo che, attraverso ventinove simboli dipinti nelle tonalità del grigio, illustra la storia della famiglia, di Bolgheri e dei suoi vini.
Il forte legame di Le Macchiole con l’arte è rappresentato anche dalle cinque cornici che la cantina ha donato al comune di Castagneto Carducci, che incorniciano alcuni degli scorci più amati dal Carducci.
Le cornici sono state realizzate grazie ai proventi del progetto artistico Messorio 04, per il quale sono state vendute 48 Mathusalem dell’annata 2004 impreziosite da un’etichetta ricavata da un’opera di Stefano Tonelli. Questi sono solo alcuni dei progetti artistici promossi da Le Macchiole; gli altri li scoprirete visitando la cantina.

Le Macchiole dimostra un grande impegno anche in termini di sostenibilità, una scelta che si concretizza sia in vigna, seguendo i principi dell’agricoltura biodinamica e biologica, che nella commercializzazione, scegliendo di distribuire le bottiglie in eleganti scatole di cartone riciclato invece che nelle tradizionali casse di legno. Scelte forti e innovative che dimostrano il legame alla tradizione e uno sguardo verso l’innovazione e il futuro.

 

Vistare Le Macchiole

Le Macchiole organizza delle visite su prenotazione di circa un’ora e mezza (anche due) che comprendono la visita ai vigneti, alla cantina e alla barriccaia e si concludono con una degustazione guidata dei vini.
Verificate qui la disponibilità. Chiuso la domenica.

 

Donna Olimpia

È la seconda cantina che visitiamo durante il nostro weekend ed è sicuramente tra le più belle della zona di Bolgheri; si trova sulla Aurelia a pochi minuti d’auto da Le Macchiole.

La cantina è di proprietà di Guido Folonari, discendente di una famiglia che del vino ha fatto la sua fortuna. Guido ha però scelto un percorso più personale ed estremamente ambizioso, scegliendo di investire in alcuni dei territori vinicoli più prestigiosi d’Italia fondandovi delle cantine che in pochi anni (la sua avventura cominciò nel 2000) sono diventate dei punti di riferimento del panorama vinicolo: Tenuta dell’Illuminata a Barolo e Donna Olimpia 1898 a Bolgheri.
Guido Folonari acquistò la tenuta nel 2002 da un allevatore di cavalli. Il nome Donna Olimpia 1898 deriva invece da quello di Olimpia Alliata, signora di Biserno, che la ricevette in regalo dal marito Gherardo della Gherardesca in occasione del loro 25° anniversario di matrimonio avvenuto appunto nel 1898.

Gli edifici della cantina sono stati realizzati seguendo un progetto e una filosofia volti alla sostenibilità e al risparmio energetico guadagnandosi diversi premi e riconoscimenti, ma Donna Olimpia 1898 saprà stupire anche i non addetti ai lavori!
La prima cosa che ci ha colpiti è stato il viale alberato all’ingresso della tenuta dove i pini marittimi formano un’alta galleria completamente circondata dai vigneti.

 

Qui è venuta a prenderci Cristina che ci ha condotto alla cantina. La struttura, posta su un poggio, risulta quasi invisibile e se ne guadagna la vista lentamente, percorrendo la scala che si stende come un nastro sul pendio. Una volta in cima, la vista sulla campagna e sui vigneti è davvero incredibile, al tramonto poi non parliamone!
È una struttura molto imponente di cui però ci si rende conto solo osservandola dall’alto; l’impatto visivo è quindi minimo e si inserisce con grande armonia nel paesaggio.
La nostra visita prosegue nei locali dedicati alla produzione, dove si trovano le vasche in acciaio per la fermentazione che grazie ad un sistema di passerelle accessibili al pubblico consentono di vedere la sala dall’alto, una vista solitamente riservata ai tecnici.
Da qui ci spostiamo nella scenografica barriccaia in cui sono ordinatamente allineate le barriques in rovere francese in cui il vino riposa durante i mesi di affinamento.
Concludiamo in bellezza con una ricca degustazione nell’elegante sala ristorante che ospita anche grandi eventi.
Iniziamo con l’assaggio dei due Donna Olimpia 1898, entrambi Bolgheri DOC, bianco il primo  (Vermentino, Viognier, Petit Manseng) e rosso il secondo (Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot, Cabernet Franc) e proseguiamo con Campo alla Giostra, un Cabernet Sauvignon in purezza, profumato e dal gusto pieno, che ci pace molto.
Per ultimo arriva il fiore all’occhiello di Donna Olimpia 1898, il Millepassi, un Bolgheri Superiore che ci conquista, blend di Cabernet Sauvignon, Petit Verdot, Merlot.

 

Visitare Donna Olimpia 1898

Donna Olimpia 1898 organizza delle visite su prenotazione di circa un’ora e mezza durante tutto l’anno, weekend e vendemmia inclusi, che comprendono la visita ai vigneti, alla cantina e alla barriccaia e si concludono con una degustazione guidata dei vini. Verificate qui la disponibilità

La dritta: la tenuta dispone di tre case vacanza che abbiamo avuto la fortuna di visitare e che ci hanno lasciati a bocca aperta. Gli interni sono molto eleganti e all’esterno offrono un grande giardino, un patio per mangiare, una piscina e persino un barbecue. Sono molti grandi, ideali per un gruppo di amici che desideri trascorrere qui una vacanza alla scoperta di Bolgheri e dei suoi dintorni! Se siete curiosi guardate qui!

 

Michele Satta

Il secondo giorno ci allontaniamo da Bolgheri e raggiungiamo la vicina Castagneto Carducci.
La prima cantina che visitiamo è quella di Michele Satta, un nome che qui suscita grande rispetto e un sorriso di ammirazione, non solo per i vini che l’azienda produce ma per la personalità stessa del suo fondatore.
Quella dei Satta è una cantina verace e lo si capisce subito appena si arriva.
Non ci sono grandi cancelli o lunghi viali a separare il visitatore dalla luoghi del vino ma ci si trova subito in cantina. Questi spazi si trovano accanto a quello che era il nucleo originario della cantina del giovane Michele che negli anni è riuscito a espandere sempre più.

È Roberta a raccontarci la storia “vinicola” di Michele Satta che inizia, quasi per caso, quando giovanissimo trascorre qui le vacanze insieme ai suoi genitori. Un giorno un piccolo produttore locale gli propone di partecipare ad una vendemmia e lui, da poco iscritto alla facoltà di Agraria di Milano, accetta di buon grado. E fu così che scoccò il colpo di fulmine per Bolgheri, per il suo territorio e i suoi vini che lo spinsero a trasferirsi qui dopo l’università e a lavorare sodo per imparare il mestiere.
Anche nel suo caso non ci sono grandi patrimoni o famiglie a supportarlo, solo tanta voglia di farcela.
Nel 1983 si mette in proprio, affitta delle vecchie vigne e una piccola cantina e inizia a produrre vino partecipando attivamente alle dinamiche produttive e commerciali, fino alla costituzione della Bolgheri DOC di cui è fondatore insieme ad altri storici produttori. Quattro anni dopo compra i primi terreni già coltivati a vigne fino a quando, nel 1991, pianta il suo primo vigneto.
Il desiderio è quello di produrre vini di grande qualità che potessero reggere il confronto con i grandi nomi di questo territorio ma dandone però un’interpretazione personale e unica. Ecco allora che accanto alle uve bordolesi coltiva anche il Sangiovese e il Syrah, due uve in cui Michele crede molto e ai tempi del tutto snobbate dagli altri produttori.

 

Da questa sua intuizione nasce Piastraia, vino di punta della cantina, un Bolgheri DOC diventato Superiore dal 2012. Ma Michele Satta ama sperimentare e vuole scoprire cosa possano regalare le singole uve coltivate in quel particolare territorio e così nascono Cavaliere (100% Sangiovese), Syrah (100% Syrah) e Giovin Re (100% Viognier).
Negli anni la cantina acquista sempre più fama e successo diventando un simbolo del territorio Bolgherese. Oltre alla cantina Michele costruisce anche una numerosa famiglia e oggi due figli seguono le orme paterne.
Noi abbiamo il piacere di conoscere Giacomo, con cui chiacchieriamo per una mezz’oretta durante la quale sentiamo chiara e forte quella passione che evidentemente scorre nelle vene dei Satta e che lo portano a sperimentare come il padre fece prima di lui.
E infatti, nuovo gioiello della cantina e sua creazione è Marianova, un blend di Sangiovese e Syrah in parti uguali e primo Bolgheri Superiore DOC a non avere uve bordolesi. Quattro sole annate di produzione e si è già conquistato un posto di grande rilievo nel panorama vinicolo internazionale non solo borghese ma internazionale: quando si dice avere stoffa!

Terminata la nostra visita nei locali dedicati alla vinificazione e all’invecchiamento dei vini ci trasferiamo nella sala delle degustazioni dove una grande terrazza regala una vista impagabile sui vigneti e sul mare, a pochissima distanza da lì.
Assaggiamo il Bolgheri Rosso DOC e il Piastraia, il Superiore, che racchiudono tutte le uve amate dai Satta: Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e Teroldego (questa solo nel Bolgheri). Molto piacevole anche il Costa di Giulia, un Bolgheri bianco che affianca al tipico Vermentino anche del Sauvignon.

 

Visitare Michele Satta

La cantina di Michele Satta organizza delle visite su prenotazione di circa due ore che comprendono la visita ai vigneti, alla cantina e alla barriccaia e si concludono con una degustazione guidata dei vini. Chiuso la domenica.
Verificate qui la disponibilità

 

Tenuta Argentiera

Con la visita a Tenuta Argentiera concludiamo in bellezza (letteralmente) il nostro itinerario tra le cantine di Bolgheri.
Ubicata nel comune di Castagneto Carducci, si tratta di una cantina caratterizzata da una serie di estremi: è geograficamente l’ultima del territorio della DOC Bolgheri, è la più vicina al mare (i filari di vite si estendono fino a circa un chilometro dal mare) ed è anche quella i cui vigneti raggiungono le massime altitudini. Una posizione molto particolare e, come vedremo, determinante sotto diversi aspetti.

Tenuta Argentiera è un’azienda relativamente giovane, fondata nel 1999 dai fratelli Corrado e Marcello Fratini, due imprenditori fiorentini che in pochi anni sono riusciti a trasformare la tenuta in una delle più prestigiose sul territorio bolgherese, aggiudicandosi anche numerosi e importanti premi grazie alla qualità dei vini prodotti. Dal 2016 la proprietà è passata all’imprenditore viennese Stanislaus Turnauner che continua il percorso di ricerca di qualità e innovazione iniziato dai fondatori.
La tenuta si estende per circa 500 ettari di cui 75 coltivati a vigneti – Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc, Syrah e Petit Verdot – interrotti solo da viali di alti pini marittimi e piante di olivo. Un territorio molto vasto e storicamente importante, anticamente parte del “Tenimento di Donoratico”, feudo della famiglia patrizia fiorentina dei Serristori, qui veniva anche estratto l’argento da cui prende il nome Tenuta Argentiera.

 

La posizione ha influenzato anche la struttura architettonica di Tenuta Argentiera, fiore all’occhiello dell’azienda oltre che motivo principale che ci ha condotti fino a qui.
Nell’intento di realizzare un edificio che non disturbasse il meraviglioso paesaggio circostante lo Studio fiorentino Bernardo Tori ha realizzato un progetto ispirato agli antichi presidi difensivi di cui il territorio di Castagneto Carducci è disseminato, risalenti addirittura all’epoca etrusca e posti sulle alture per vigilare le coste e proteggersi dagli attacchi marittimi.
Il risultato è un “fortino”, una struttura massiccia caratterizzata da muri inclinati che favoriscono la naturale termoregolazione e realizzata con pietre e materiali di recupero per donargli quella patina che solo il tempo sa dare.
Le uve, raccolte a mano, vengono portate all’interno della cantina attraverso i grandi archi ricavati nelle mura spioventi e da qui, per caduta, vengono trasferite nelle vasche d’acciaio per la fermentazione ubicate nel piano interrato.
Sempre sottoterra si trova anche la salta di affinamento che ospita circa 800 barriques e 150 tonneaux in rovere francese che riposano sotto le volte.

L’ambiente sotterraneo è stato creato per ottimizzare le condizioni termiche e al contempo nascondere edifici che, se costruiti superficialmente, avrebbero disturbato il paesaggio. Fermatevi poi sulle terrazze da cui è affascinante vedere come la collina sia stata scavata e “affettata” per ospitare questi spazi.
Da qui la vista è incredibile e abbraccia l’intero golfo permettendo di vedere le coste della Capraia, dell’isola d’Elba e di Gorgona e persino della Corsica.
Tenuta Argentiera è una tappa imperdibile per gli appassionati di architettura tanto da essere parte del circuito Wine Tuscan Architecture che raccoglie le cantine toscane che si distinguono per il pregio architettonico.

Terminata la visita alla cantina Cristina ci riaccompagna al wine shop che si trova all’ingresso della tenuta per degustare i vini della casa: ci propone un assaggio di Poggio ai Ginepri e Villa Donoratico, entrambi Bolgheri DOC, e di Argentiera, un Bolgheri Superiore prodotto con le uve dei vigneti che si trovano alla massima altitudine.
Gli amanti dei monovarietali apprezzeranno anche i tre CRU della Tenuta, Giorgio Bartholomäus, Opheliah Maria e Lavinia Maria – rispettivamente Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc in purezza – edizioni rare, prodotte solo in particolari annate.

 

Visitare Tenuta Argentiera

Tenuta Argentiera organizza delle visite su prenotazione di circa due ore che comprendono la visita ai vigneti fino al punto panoramico che si trova sulla collina, alla cantina e alla barriccaia e si concludono con una degustazione guidata dei vini accompagnati da un tagliere di salumi e formaggi locali.
Verificate qui la disponibilità.
In settimana la cantina è aperta anche per le degustazioni e acquisto di vino. Chiuso la domenica.

 

Concludo questo lungo articolo ringraziando le nostre Cicerone, Veronica, Roberta e le due Cristine che con i loro racconti ci hanno fatto innamorare di questo affascinante pezzettino di Toscana e i proprietari delle cantine che ci hanno gentilmente offerto queste magnifiche esperienze.


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2 Comments
  • Mattia Busi
    Inserito il 19:54h, 31 Agosto Rispondi

    Buonasera,
    siamo 3 adulti che desiderano visitare una delle cantine Bolgheri

    • Federica
      Inserito il 16:50h, 01 Settembre Rispondi

      Buongiorno Mattia,
      mi spiace ma non posso esserle d’aiuto perché non sono un’agenzia o un tour operator; sono una blogger, quindi scrivo delle mie esperienze sperando di essere di ispirazione per altri viaggiatori come lei. Le suggerisco di chiamare direttamente le cantine a cui è interessato e prenotare una degustazione.
      Buona giornata.

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