Le cantine storiche del Barolo

4 cantine storiche del Barolo da visitare nelle Langhe

4 cantine storiche del Barolo per degustare ottimi vini e per compiere un viaggio nella storia del vino che il mondo intero ci invidia.


Se vi è piaciuto il racconto del mio weekend romantico nelle Langhe e dell’itinerario tra i comuni del Barolo, oggi vi aspetta un post molto interessante perché si parla delle cantine da visitare!

Studiando il mio itinerario avevo letto articoli e articoli sui borghi della zona mentre ho trovato poche informazioni riguardo alle cantine e alle degustazioni e non ne capisco il motivo visto che il vero “succo” delle Langhe è proprio il vino!
Scegliere quali cantine visitare non è stato facile perchè ce ne sono davvero tantissime; così, armata di santa pazienza, mi sono messa a spulciare i vari siti per vederle “in anteprima” scegliendo infine quelle che mi aiutassero a ripercorrere la strada evolutiva del Barolo.
Ecco dunque cosa intendo per cantine storiche del Barolo: in termini anagrafici, certamente, ma sopratutto per i personaggi che le hanno fondate, guidate e dirette, contribuendo in modo determinante alla genesi e all’evoluzione del vino che tutto il mondo ci invidia.
Le cantine di cui vi racconterò sono veri e propri archivi storici, luoghi pieni di fascino, biblioteche del sapere in cui, invece del profumo della carta stampata, si respira quello del mosto.

Ripeto la consueta avvertenza: nel post troverete il racconto della mia esperienza ma nessun giudizio sui vini degustati perchè sono una profana, nonostante mi piaccia berlo!

Marchesi di Barolo

Nell’ottica di visitare delle cantine che fossero legate alla storia stessa del Barolo non potevano che cominciare da quella dei Marchesi di Barolo, la culla di questo vino.

Tra i nomi ricorrenti nella storia del Barolo il primo posto se lo aggiudica infatti Juliette Colbert Marchesa di Barolo, la figlia del ministro delle finanze del Re Sole, che si trasferì in Italia dopo aver sposato, nel 1806, il Marchese di Barolo Carlo Tancredi Falletti.
Oltre all’amore, tra i dolci pendii della Langa, Giulia scoprì anche il vino tipico della zona, al tempo dolce e rosato, e capì presto che questo rosso, giovane e po’ sempliciotto, aveva ben altro da raccontare.

Ritratto della marchesa di Barolo di Luigi Bernero -1810

Ritratto della marchesa di Barolo di Luigi Bernero -1810

E così, non si sa se per merito di un’intuizione femminile o del suo “naso” francese, decise di cimentarsi in nuove sperimentazioni convinta che l’uva Nebbiolo avesse delle potenzialità inespresse.
Fece costruire delle nuove cantine, adiacenti al castello, dove riporre il vino e, grazie anche all’aiuto e al confronto con altri grandi nomi dell’epoca, come il generale Staglieno, l’enologo francese Oudart e il noto Conte di Cavour, sperimentò nuove tecniche di vinificazione, fermentazione e invecchiamento che portarono alla nascita di un vino di grande struttura e complessità oltre che adatto all’invecchiamento.
Indovinate come lo chiamo? Barolo.
Grazie alle sue altolocate amicizie introdusse questo vino nelle più importanti tavole dell’epoca e fu così che il Barolo si guadagnò la fama di “Re del vino e vino dei re”.

I Marchesi morirono senza eredi e, da sempre impegnati in opere di beneficienza, decisero di fondare l’Opera Pia Barolo che amministrò per lungo tempo il loro patrimonio, cantine comprese.
Fino a quando il Cavalier Felice Abbona, proprietario di una piccola cantina ai piedi del castello di Barolo, riuscì ad acquistare quelle dei Marchesi lasciandole poi in eredità ai suoi discendenti che ancora oggi le conducono, continuando orgogliosamente la tradizione del Barolo.

Visitare la cantina Marchesi di Barolo

Il tour guidato comincia nella sala d’accoglienza, che ospita il wine shop e la sala degustazione e prosegue negli antichi locali sotterranei della tenuta.

Nelle cantine dei Marchesi di Barolo si respira l’odore pungente, pieno, quasi palpabile, delle uve mature e del legno invecchiato: è il profumo del vino, certamente, ma anche della storia del Barolo.
Pensate che il vino viene lasciato a invecchiare in tini antichissimi, molti dei quali risalenti proprio all’epoca della Marchesa, che vengono costantemente restaurati e puliti.
Ad essi si affiancano anche quelli più recenti che si distinguono per forma, dimensione e colore del legno. È incredibile pensare quanto quelli che possono sembrare semplici contenitori influenzino il contenuto… Ma forse la magia del vino sta proprio nella sua capacità di scambio con tutto ciò che lo tocca, non credete?

Terminata la visita si ritorna nella sala di accoglienza per la degustazione in un ambiente molto accogliente e particolare i cui muri sono completamente ricoperti da nomi, scritte, disegni e pensieri colorati lasciati dai tanti visitatori che ogni giorno vengono a scoprire questa cantina storica del Barolo.
Un salto nello shop adiacente è doveroso: gli scaffali pieni di bottiglie di barolo e barbaresco sono un piacere per gli occhi e immagino anche per il palato.
Noi siamo usciti con una magnum di Barolo Cannubi 2013: vi saprò dire tra qualche anno!

Informazioni pratiche

La cantina si trova nel centro del Comune di Barolo.
I tour guidati, su prenotazione, comprendono la visita alle cantine; la degustazione è facoltativa e il prezzo dipende dal numero di calici e dai vini che degusterete.
Per maggiori informazioni potete visitare il sito ufficiale dei Marchesi di Barolo.

 

Il castello di Verduno

La storia delle cantine del Castello di Verduno ha radici antichissime e risale al tempo di re Carlo Alberto che nel 1838 acquistò il castello di Verduno con l’idea di trasformarlo in una tenuta vinicola, affidandone la direzione al generale ed enologo Staglieno.
Quest’ultimo avviò la produzione dei vini da uve nebbiolo sperimentando le tecniche della Marchesa Colbert e contribuendo in particolar modo alla definizione di un metodo di fermentazione regolato e non più lasciato al caso.

Nel 1909 la tenuta e le cantine di Verduno furono acquistate dalla famiglia Burlotto che ancora oggi ne detiene la proprietà; il castello è stato trasformato in hotel e ristorante mentre le cantine continuano a svolgere la loro funzione.
Affascinanti anche le vicende recenti che si svolgono nella cornice del castello.
Pensate infatti che la cantina, con il matrimonio di Gabriella Burlotto con Franco Bianco, figlio di una storica famiglia di produttori di Barbaresco, ha assistito oltre che all’unione di due persone e di due famiglie, anche a quella dei vini che costituiscono l’essenza delle Langhe: il Barolo e il Barbaresco.

Ma le cantine di questo castello hanno visto nascere anche un terzo vino: il Verduno Pelaverga.
Il Pelaverga Piccolo è un vitigno antico, presente già alla corte di Carlo Alberto, che si perse nel tempo fino a quando la famiglia Burlotto ne impiantò un vigneto in purezza.
Grazie alla loro intuizione e al loro impegno il Verduno Pelaverga conta oggi ben 11 produttori (tutti nel comune di Verduno) e dal 1995 può vantare anche il prestigioso riconoscimento di DOC.
Tipicamente vinificato in rosso, le sue note speziate e pepate gli hanno dato la fama di essere quasi afrodisiaco; oggi i produttori stanno sperimentando anche la vinificazione in bianco realizzando un piacevole vino da tavola che vi consiglio di assaggiare.

 

Visitare le cantine del Castello di Verduno

Ad accompagnarci durante la nostra visita è stata proprio Gabriella, la padrona di casa.
Le cantine del Castello di Verduno sono molto piccole rispetto alle altre visitate durante il weekend e consistono in una sala lunga e buia piena di bottiglie pazientemente impilate in cui il vino viene lasciato a riposare per l’affinamento. È un luogo un po’ spettrale ma estremamente affascinante (sembra quasi la scenografia di un film); se avete intenzione di scattare qualche foto munitevi però di cavalletto!
Qui non troverete tini né vasche di fermentazione perchè, per una questione di spazio, la vinificazione viene realizzata nelle cantine di Barbaresco.
Il “giro” vero e proprio è breve ma la visita continua grazie ai racconti di Gabriella che iniziano con Carlo Alberto e Staglieno e proseguono con la storia della sua famiglia. Le sue parole sono accompagnate dalle immagini degli album di fotografie che raccolgono ricordi di persone e luoghi che, intrecciandosi, hanno contribuito al prestigio delle Langhe.
A concludere il tour una piacevole degustazione di alcuni dei loro vini principali: il Barolo, il Barbaresco e il Verduno.
Come souvenir abbiamo acquistato il Barbaresco, il particolare Verduno e anche la nuova sperimentazione: il Bellis Perennis, un vino da tavola proveniente da uve Pelaverga vinificate in bianco. Adoro le novità!

Informazioni pratiche

La cantina si trova nel centro del Comune di Verduno.
I tour guidati comprendono la visita alla cantina e sono seguiti da una degustazione di tre calici di vino; vengono organizzati su prenotazione e il costo è di € 6 a persona.
Per maggiori informazioni potete visitare il sito ufficiale delle Cantine Castello di Verduno.

Degustazione alle cantine del Castello di Verduno

Degustazione alle cantine del Castello di Verduno

 

Fontanafredda

Fontanafredda è la cantina più particolare che abbiamo visitato durante il nostro weekend alla scoperta delle cantine storiche del Barolo.
Fontanafredda infatti è più di una cantina, è un villaggio.

La tenuta fu acquistata nel 1858 da re Vittorio Emanuele II come pegno d’amore per la sua amata Rosa Vercellana, meglio conosciuta come la Bela Rosin, dalla cui unione nacquero due figli, Maria Vittoria ed Emanuele Alberto Conte di Mirafiori.


Fu grazie al Conte che la tenuta di Fontanafredda si trasformò in un villaggio e che il Barolo vide crescere la sua fama in Italia e nel mondo.
Emanuele Alberto adibì ben 300 ettari del terreno circostante a vigneti producendo un Barolo che ebbe un ottimo riscontro sul mercato e, per la prima volta, assunse degli operai specializzati che si dedicassero alla produzione del vino.
E proprio per loro il Conte costruì il bellissimo villaggio di Fontanafredda, con tanto di residenze per i lavoratori e le loro famiglie, una chiesa parrocchiale e una scuola per i loro figli.

Poi arrivò la micidiale fillossera: colpì i vigneti di tutta Europa, delle Langhe e portò alla rovina di Fontanafredda.
Il Conte fu costretto a cedere nel 1931 la tenuta al Monte dei Paschi di Siena e il marchio Fontanafredda all’azienda Gancia. Nel 2009 la tenuta e il marchio furono infine acquistati dal patron di Eataly, Oscar Farinetti, tornando così ad essere di proprietà piemontese.

 

Visitare la cantina di Fontanafredda

La visita di Fontanafredda inizia dalla Bottega, luogo di ritrovo dei tour guidati; si comincia con una piacevole passeggiata tra gli edifici principali della tenuta, quali la scuola, la chiesa parrocchiale, la residenza reale, oggi sede del ristorante stellato Guido, e gli altri edifici adiacenti trasformati in eleganti strutture ricettive.
Particolare l’intonaco a rigoni con cui sono rivestiti gli edifici della tenuta che caratterizzavano le proprietà sabaude e che sono ripresi nelle etichette dei vini di Fontanafredda.

Si prosegue verso le antiche cantine in cui ancora oggi vengono prodotti e conservati i vini della tenuta; sotto alle magnifiche volte in mattoni rossi si trovano i grandi tini e le botti in rovere in cui il vino viene lasciato ad invecchiare a cui si affiancano le moderne vasche in acciaio per la macerazione e fermentazione.
Si ritorna infine in superficie, alla Bottega, dove viene offerta una degustazione di quattro vini.

Una volta qua è impossibile resistere alla tentazione di comprare qualche bottiglia. Noi ne abbiamo comprate una decina tra cui un Barolo La Rosa 2013 (uno dei più pregiati, realizzato con le uve provenienti dal vigneto La Rosa) che stapperemo tra cinque anni: festeggeremo così il nostro 10° anniversario insieme ai 10 anni del Barolo.
Il Barolo sarà ancora un po’ giovane quindi, se saremo bravi, potremmo posticipare la sua apertura ancora di qualche anno!

Per concludere la visita potete optare per un pranzo all’Osteria Disguido, adiacente alla bottega, o una passeggiata nel Bosco dei Pensieri, un rilassante percorso nell’unico tratto di bosco rimasto nella Langa.

Informazioni pratiche

La cantina si trova nei pressi del Comune di Serralunga d’Alba.
I tour guidati comprendono la visita alla tenuta e alle cantine, seguiti da una degustazione di quattro calici di vino; vengono organizzati su prenotazione e il costo è di € 20 a persona.
L’accesso al Bosco dei Pensieri è invece libero e gratuito.
Per maggiori informazioni potete visitare il sito ufficiale della Tenuta Fontanafredda

 

I Poderi Einaudi

I Poderi Einaudi sono l’ultima tappa del nostro weekend tra le cantine storiche del Barolo.

I Poderi sono una deviazione rispetto al programma che avevo stabilito perchè si trovano a Dogliani, un comune che non rientra tra gli 11 previsti dal disciplinare del Barolo.
Dogliani, infatti, è la terra del Dolcetto ma non ho saputo resistere al fascino di questa cantina!
Un fascino che tanto deve al nome della famiglia che da 4 generazioni affianca quello dei Poderi e che sarebbe riduttivo definire eclettica.
Si parte dal fondatore, Luigi Einaudi, economista e secondo presidente della Repubblica, si prosegue con Giulio Einaudi, fondatore della storica casa editrice, per arrivare a Ludovico, tra i più apprezzati pianisti italiani.

 

E poi ci sono gli Einaudi che da sempre hanno contribuito a rendere grande il nome delle cantine di famiglie: da Luigi a sua figlia Paola fino all’attuale proprietario Matteo Sardagna Einaudi.

Cuore dell’azienda è il Dolcetto, il Dogliani appunto, ma la vocazione della famiglia è da sempre quella di spingersi sempre più verso la produzione del Barolo. Luigi fu il primo ad acquistare dei vigneti atti a Barolo, mentre l’acquisto più importante lo fece la figlia Paola: 2 preziosissimi ettari a Cannubi, la zona per eccellenza del Barolo.
Gli sforzi di Matteo sono volti ad accrescere i Poderi, investendo nell’acquisto di nuovi terreni oltre che nell’ampliamento della stessa cantina.
Una cosa che mi ha colpito e che ho apprezzato è che ancora oggi ai Poderi lavorino solo persone originarie di Dogliani: una filosofia nata con il fondatore e che denota il forte legame della famiglia Einaudi con il territorio.

Visitare i Poderi Einaudi

Arrivati ai cancelli di ingresso non abbiamo potuto fare a meno di fermarci un attimo a godere del paesaggio meraviglioso che ci si è parato davanti: vigneti a perdita d’occhio, quelli storici del Dolcetto, ricoprono le dolci colline che circondano il podere di Madonna delle Grazie, che ospita le cantine e il Relais.
La visita inizia nella parte antica delle cantine, la più affascinante, dove il vino riposa nelle barriques e nei tini e prosegue nella parte più moderna, in questo periodo in fase di ampliamento, dove vengono conservate le bottiglie.

Terminata la visita alle cantine si passa alla degustazione nella sala apposita all’interno del Relais: un posto da buttar via la testa!
In pratica è la mia casa di campagna dei sogni: accogliente, informale, conviviale e al contempo di grande eleganza (c’è persino una piscina a forma di bottiglia!).
Matteo Sardagna Einaudi, che è anche architetto, credo abbia fortemente contribuito all’aspetto attuale del podere. Un posto per perfetto un weekend romantico…
Ovviamente ho chiesto di sbirciare in giro perchè ero troppo curiosa e la tentazione di nascondermi e rimanere lì almeno una settimana è stata forte.

A rendere ancor più piacevole la visita è stata la presenza di una delle new entries ai Poderi, molto preparata e gentilissima, che ci ha seguiti nella visita e nella degustazione. Vedere dei giovani lavorare con tanta passione è sempre un piacere!
Ovviamente anche qui è possibile acquistare il vino e in questo caso vi consiglio di provare, oltre al Barolo e al Dogliani, anche il Langhe Bianco Meira, un bianco corposo di cui abbiamo fatto scorta, e il Langhe Rosso Luigi Einaudi, un blend di Cabernet, Nebbiolo, Merlot e Barbera prodotto per celebrare il centenario dei Poderi.

 

Informazioni pratiche

La cantina si trova nei pressi del Comune di Dogliani.
Il tour guidato comprende la visita alle cantine e la degustazione di 4 vini.
La durata è di circa due ore e il prezzo è di 18€.
Per maggiori dettagli potete visitare la sezione dedicata sul sito dei Poderi Einaudi.

Con i poderi si conclude il mio weekend nelle Langhe; visitare queste cantine è stato un emozionante viaggio nella storia del vino.
Sto già pensando di organizzare un piccolo tour nel Roero e a Barbaresco.  Che ne dite?


 

 

 

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12 Comments
  • Stefano
    Inserito il 13:39h, 18 settembre Rispondi

    Ciao, ma vi siete mossi in macchina? I posti sono facili da raggiungere? Si parcheggia gratis? Grazie, ciao.

    • Federica
      Inserito il 10:22h, 19 settembre Rispondi

      Ciao Stefano!
      Sì, abbiamo fatto tutto con la nostra auto: i borghi sono vicini ma non abbastanza da spostarsi a piedi!
      Raggiungerli è semplicissimo perchè le strade che ci arrivano sono tutte “normali”, asfaltate e perfettamente segnate anche sul navigatore; non immaginarti dei sentierini sterrati tra le vigne 🙂
      L’auto va lasciata per strada, dove sono presenti le classiche strisce, ma non ci sono aree parcheggio dedicate: noi abbiamo trovato pochissima gente ma in ottobre non so come possa essere… non credo sia facilissimo!

  • Sara
    Inserito il 13:40h, 18 settembre Rispondi

    Meraviglioso! Grazie Federica per questo tour. Domanda: con le degustazioni che avete fatto è previsto anche qualcosa da mangiare? Mi preoccupa un po’ l’idea di bere senza “fare fondo” e poi guidare. A presto. Sara

    • Federica
      Inserito il 10:15h, 19 settembre Rispondi

      Ciao Sara! Ottima domanda e spero di non deluderti con la risposta: non si mangia nulla!
      Le degustazioni sono fatte per assaporare e valutare il vino e la bocca deve essere “pulita”. Fanno eccezione i grissini che hanno un sapore molto neutro e aiutano a passare da un vino all’altro.
      E non serve nemmeno fare fondo perchè i veri degustatori il vino lo sputano Per me è un sacrilegio ma è così!

  • Ale Carini
    Inserito il 20:20h, 28 settembre Rispondi

    Castello di Verduno e cantina
    E fontanafredda!
    Le prime perché uniscono due mie passioni: castello e Vino,
    la seconda perché mi piace un sacco il Fontanafredda!
    Splendido questo articolo

    • Federica
      Inserito il 08:52h, 01 ottobre Rispondi

      Grazie Ale! Sono tutte molto belle e interessanti e la storia del Barolo è molto affascinante 🙂

  • Veronica
    Inserito il 11:40h, 29 settembre Rispondi

    È da tanto che vorrei fare un giro nelle Langhe e ovviamente le visite alle cantine sono d’obbligo in quella zona! Sicuramente questo articolo mi sarà molto utile quando verrà il momento di scegliere quali andare a vedere!

    • Federica
      Inserito il 08:49h, 01 ottobre Rispondi

      Grazie Veronica, mi fa sempre piacere dare spunti utili!
      In effetti ci sono talmente tante canine che scegliere quale visitare non è facile… io ho cominciato con queste ma tronerò sicuramente per vederne altre!

  • Monica
    Inserito il 09:16h, 05 ottobre Rispondi

    Considerando che le Langhe mi ispirano già a priori, l’idea di visitare anche delle cantine tradizionali e di gustare questo buonissimo vino rende tutto ancora più allettante 🙂

    • Federica
      Inserito il 15:03h, 05 ottobre Rispondi

      Ciao Monica! In effetti le langhe sono una zona molto interessante e le cantine che vale la pena visitare sono tantissime.
      Io sono partita dalla base, seguendo la storia, ma ho in mente di tornare e seguire altri temi… Torna qui e vedrai!

  • Zucchero Farina in viaggio
    Inserito il 18:59h, 21 ottobre Rispondi

    Mi piacciono molto i tour En0-gastronomici. Spesso se siamo in zone dove il vino è un’eccellenza cerchiamo di non farmi mancare queste visite con degustazioni. Tante sono molto attrezzate anche per intrattenere le famiglie

    • Federica
      Inserito il 11:33h, 23 ottobre Rispondi

      Sì, ormai sono tutte molto ben organizzate. Anche se alcune, parlo in generale e anche in altre zone, sono chiuse proprio nei weekend… Peccato perché a mio parere dovrebbero essere le giornate più importanti!

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