Viaggiare lento

Slow travel: è possibile per tutti viaggiare lento?

 

Il concetto di “viaggiare lento” prende sempre più piede ma è davvero possibile per tutti? Quando abbiamo a disposizione solo qualche giorno invece di mesi come possiamo rallentare, prendercela con calma e gustarci il viaggio? La risposta, forse, è accettare qualche compromesso.


Questo articolo nasce da un’urgenza interiore, da una stretta allo stomaco che ho avvertito leggendo, in uno dei gruppi di viaggio su Facebook a cui sono iscritta, il seguente post che riporto integralmente:

“NAPOLI
Consigli per un una giornata?
Arrivo venerdì sera (consigli su dove mangiare la prima pizza?). Sabato giornata intera a disposizione e rientro domenica mattina.
Sarebbe possibile dedicare mezza giornata alla Costiera Amalfitana o Capri?”

Non me ne voglia l’autore ma sono rimasta sconvolta.
Hai una sola giornata per visitare Napoli e vuoi dedicarne mezza alla Costiera Amalfitana?
Va bene non conoscere la città, le dimensioni, le “attrazioni” ma come è possibile anche solo pensare una cosa del genere?

Credete che sia uno scherzo? Evidentemente non partecipate ai gruppi di viaggio.
Ecco altre richieste che mi hanno fatto slogare la mascella (ne riporto due che ricordo ma ce ne sarebbero decine):

“Ho intenzione di andare a Cracovia per tre giorni. È possibile fare un’escursione anche a Varsavia?”

Ottima idea, perché non fare un’escursione anche a Danzica?
Cracovia e Varsavia sono entrambe nello stesso continente e addirittura nella stessa nazione ma si trovano a circa 300km di distanza. Vi pare un’escursione?
E soprattutto cosa rimane di una visita di mezza giornata in queste due città ricche di fascino e di storia?
Caro Viaggiatore, concediti almeno il tempo di gustarti un bel piatto di Pierogi!

Arrivi e partenze

Ecco quello che chiamo “il monitor dell’ansia”

E ancora:

“Ho 4 giorni a disposizione: cose ne pensate di fare San Pietroburgo e Mosca?  È fattibile?”

E giù tutti i “super viaggiatori esperti” a dire: sì, certo, fantastico, un’ottima accoppiata, c’è anche il treno veloce che le collega.

Io mi sono sentita in dovere di ricordare che San Pietroburgo è di una grandezza inimmaginabile rispetto alle metropoli italiane e Mosca è anche peggio e che la sola visita all’Hermitage richiederebbe una settimana.
Caro Viaggiatore, non credi sarebbe meglio sceglierne una e starci almeno 4 giorni interi? Comunque pochissimi…

Ecco, la mia domanda interiore, che pongo anche a voi, è: che senso ha tutto questo?
Questa corsa contro il tempo, questa fregola, è davvero assimilabile al viaggio?
O forse è solo un modo per collezionare timbri sul passaporto, mettere puntine colorate sui mappamondi (ce l’ho anche io e mi piace un sacco), colorare carte geografiche online con le parti di mondo viste, scattarsi un selfie da postare su Facebook e dire in giro che hai “fatto” (termine assurto a sinonimo di “visitare”) tutta l’Europa, l’Asia o l’America?

Il mondo che ho visto

Le parti di mondo che ho visto: devo darmi una mossa!

 

Vivere veloci

Viviamo in un mondo in cui la velocità è diventata una dote essenziale e ricercatissima.
C’è la banda larga, le notizie sono flash, i treni sono diventati dei missili supersonici, si mangia nei fast food perfetti per una pausa pranzo “al volo” tanto il ruttino si fa per strada, ci sono gli speed date per conoscere e marpionare più persone nel minor tempo possibile e gli speedy meeting alle fiere per far incontrare, sempre al volo, domanda e offerta.

Maglev treno a levitazione magnetica

Maglev: il treno superveloce a levitazione magnetica

Per non parlare del blogging: esistono corsi per imparare a scrivere articoli come questo in meno di un’ora (ammetto che mi piacerebbe esserne capace), si studia come scrivere per il web perchè il lettore d’oggi ha una fretta del diavolo (ecco perché usiamo grassetti, titoli, sottotitoli e paragrafi: per agevolarvi la lettura), si usano parole semplici, pochi sinonimi e 0 avverbi per stare in 500 parole perché oltre questo numero cala l’attenzione.
(A proposito, ci siete ancora? Siamo già a 600…)

Detto in poche parole: facciamo una vita alienante, che stressa tutti e non piace a nessuno ma che non siamo più in grado rallentare.
E i viaggi non fanno eccezione: tutti vogliono viaggiare, andare alla scoperta del mondo ma nei weekend.

 

Viaggiare lento: la reazione al fast

In tutta questa frenesia c’è chi prova a rallentare e a promuovere il valore della lentezza.
Slow food, slow wine e persino slow travel e slow tourism, un movimento con tanto di manifesto.

Quest’ultimo in particolare è uno stile che propone di viaggiare lenti, utilizzando mezzi altrettanto lenti come il treno o la bicicletta e possibilmente a basso impatto ambientale, di vedere meno ma meglio, prediligendo la qualità alla quantità, entrando in contatto con le persone del luogo in modo da assorbirne la cultura e lo stile di vita.

Vi cito una definizione tratta da Slow Travel Fest, un circuito di festival del viaggio lento e delle esperienze outdoor.

Slow Travel significa immergersi completamente nell’esperienza di viaggio. Un’esperienza prolungata e approfondita, con la gente del posto, alla scoperta dell’identità vera e autentica dei luoghi. Significa riappropriarsi del proprio tempo e abbracciare ciò che ci circonda.”

viaggiare lento in barca a vela

La barca a vela è un ottimo mezzo per viaggiare lenti e lasciarsi trasportare

Questi valori, di per sé assolutamente positivi, vanno solitamente a braccetto con lo stile dei cosiddetti backpacker, quei nomadi chic che stanno via per mesi interi, muniti solo di uno zaino in spalla e che spendono 3$ al giorno per vitto e alloggio per poter prolungare il più possibile il proprio viaggio.
Ormai i viaggi veri, con entrambe le V maiuscole, presuppongono pochi soldi, mesi a disposizione e contatto con la popolazione locale.
Sei davanti a una delle 7 meraviglie del mondo? Fregatene, è roba da turisti, l’importante è condividere una ciotola di riso con un viandante.
D’altronde questa è l’ultima moda: mollare tutto e partire per un viaggio a tempo indeterminato.

Lo ammetto, io invidio da morire chi ci riesce e vorrei disperatamente fare come loro, aggiungerei solo un trolley di grandi dimensioni e sceglierei degli hotel carini.
Ma queste persone esistono davvero o sono solo personaggi inventati che popolano gli articoli sui social e sui magazine online?
Se loro ce la fanno cos’è che trattiene tutti gli altri dal fare lo stesso?

Viaggiare a tempo determinato

Viaggiare a tempo indeterminato: beati loro!

 

Il fardello della vita quotidiana

Alcuni sono effettivamente personaggi in carne e ossa ma credo si contino sulle dita di una mano.
Sì, perché a questo mondo esistono ancora le persone normali, nel senso più neutro del termine, che per avere 15 giorni di ferie devono lavorarne almeno 300 perchè hanno un lavoro, una famiglia e una casa. Tutte cose comuni e positive ma che ci tengono piantati a terra.

Io faccio parte di questa categoria e combatto costantemente contro la tirannia del tempo e contro la sua scarsità, in perenne conflitto tra il volere e il dovere, tra il sogno e la realtà.
Chi ha letto la mia pagina di presentazione saprà che da poco più di un anno ho lasciato il mio lavoro per seguire un sogno e dedicarmi a questo blog, sperando di poter vivere anche io viaggiando e di farlo lentamente.
Ok, a dirla tutta, le mie motivazioni erano piuttosto concrete, ma ammetto di essermi fatta lusingare dai titoli roboanti che si leggono e di averci sperato.

Scene di vita quotidiana

Scene di vita quotidiana

Salvo poi inciampare nel gradino della realtà.
Marco ha un lavoro che adora ma che lo impegna molto e, non essendo io un tipo da zaino e sacco a pelo, ho bisogno di uno stipendio per finanziare i miei viaggi.
E così tra pochi giorni riprenderò a lavorare e già sento una lancetta mentale che fa tic-tac nella mia testolina.
Ricomincerò a barcamenarmi con i soliti 20 giorni annuali di ferie di cui usufruire in agosto, tra caldo torrido, prezzi esorbitanti e miriadi di turisti, a cerchiare in rosso sul calendario i giorni di ponte (a proposito sappiate che il 2 giugno cade di sabato) e a preparare itinerari dettagliatissimi per ottimizzare il tempo a disposizione.
Questa è la mia realtà.
Quindi, cari viaggiatori di cui sopra, sappiate che non vi critico e anzi comprendo pienamente la vostra voglia atavica di conoscere il mondo nel poco tempo che abbiamo a disposizione e che anche a me viene l’istinto di fare Mosca e San Pietroburgo in un weekend ma dobbiamo arrenderci: non siamo sull’Enterprise e il teletrasporto ancora non l’hanno inventato.

Ma allora è davvero possibile viaggiare lento per le persone normali?

 

Il giusto ritmo del viaggio

Giusto è un concetto troppo perentorio e assoluto, bisogna però trovare il proprio ritmo di viaggio.
Detto così sembra facile ma non lo è affatto.
Quindi come fare?
Sto ancora provando a capirlo ma credo che prima di tutto sia necessario conoscere noi stessi e anche il proprio compagno di viaggio. Più si è più la cosa si complica.

Provate a rispondere a una semplice domanda: cosa vi piace?
Vi piacciono i musei o preferite l’architettura? Vi piace camminare e fare attività sportive? Vi piace la buona cucina o siete da hamburger di McDonald’s? Amate la vita notturna o siete dei dormiglioni?
Una volta che avrete la risposta saprete anche cosa fare e cosa no e come impostare il vostro viaggio.

Riposarsi in viaggio

Schiacciare un pisolino al parco: impagabile!

È un viaggio vero? Non lo so.
Certo non ho la pretesa di conoscere un paese e un popolo in pochi giorni (ho sempre vissuto a Milano e ancora non la conosco) ma è il meglio che posso fare.

Prendiamo il caso del tipico weekend in una città europea.
In soli due giorni (tre quando va bene) solitamente rinuncio ai musei che, per quanto interessanti, portano via un sacco di tempo. Figuratevi che sono stata due volte a Madrid senza mai entrare nei tre mostri sacri dell’arte!
Ho fatto un’eccezione per l’Hermitage di San Pietroburgo, ma solo una scappata di due ore perché amando l’architettura desideravo vedere gli interni di questo meraviglioso palazzo.
Mi piace la buona cucina quindi mi concedo sempre delle belle cene rilassate mentre a pranzo opto per soluzioni locali ma più rapide; rinuncio invece alla vita notturna perché di solito sono troppo stanca!
Una cosa che faccio raramente è intrattenermi con i locali, non per snobismo ma perché sono troppo timida: mi piace soffermarmi con le persone che incontro in hotel, i camerieri dei ristoranti o i taxisti ma certo non mi siedo ad un bar cercando di fare amicizia con gli avventori.
Non lo faccio neanche a Milano figuriamoci a Praga che manco capisco cosa dicono!

Aperitivo di ostriche a Cancale in Bretagna

Pausa aperitivo in Bretagna

In questi giorni sto organizzando il mio viaggio a Bordeaux e ho scoperto che non mi basterebbero due settimane per soddisfare tutte le mie curiosità ma avendo solo due giorni e mezzo a disposizione sto stilando una lista dei desideri da cui dovrò cancellare qualche voce.
Tra i tagli certi ci sarà il tour nelle regioni vinicole di Saint Hemilion e Medoc.
Mi rode da morire ma il tempo scarseggia, così sto pensando di ritagliarmi un altro weekend e di noleggiare un’auto per fare solo quello, per godermi ogni sorso di vino con lentezza e respirane il profumo.
L’alternativa sarebbe ridurmi come le comitive organizzate che ho incontrato a Lanzarote: entravano in cantina, sceglievano un vino a caso, lo tracannavano come fosse uno shot di tequila e risalivano sul pullman pronti per un altro assaggio.
Vi sembra una degustazione?

 

Scendere a compromessi per trovare il proprio ritmo

Questo post è una riflessione spontanea, senza soluzioni o brillanti consigli per fare un viaggio perfetto.
Sono però giunta alla personale conclusione che viaggiare lento, come spesso si intende in rete, sia appannaggio di pochi fortunati.

Le persone normali possono però trovare una via di mezzo, educandosi ad una lentezza che si traduce nell’accettare dei compromessi.
Vi anticipo che, in questo caso, sono una di quelle che predica bene e razzola male, ma sto comunque sperimentando dei metodi per viaggiare più lentamente.
Ecco quali.

Fare una lista dei desideri
L’ho già detto, faccio un elenco tipo quello della spesa in cui inserisco tutto quello che mi interessa, ragiono su cosa sia fattibile e cosa no e tiro delle righe rosse che mi feriscono come delle pugnalate al cuore.

Trovare una cosa che ci piace e farla al 100%
Ci sono viaggi che nascono da un desiderio particolare e quando accade bisogna soddisfarlo anche a costo di tralasciare tutto il resto.
A condurmi in Bretagna, ad esempio, è stata l’abbazia di Mont Saint Michel, un luogo che sognavo da anni e una volta lì me la sono goduta al massimo: l’ho raggiunta a piedi (sembra normale ma percorrere 3km a piedi non è da me) perché volevo assaporare l’arrivo e ho fatto una doppia visita, pomeridiana e notturna, per poter vedere quel luogo prima con i colori caldi e nitidi del giorno e poi avvolto dal buio della notte.
Se ci penso sento ancora il vento che mi scompiglia i capelli mentre al tramonto ammiro la distesa argentea di sabbia dalla terrazza. Un sogno realizzato!

Tramonto su Mont Saint Michel

Il paesaggio lunare al tromonto

Preparare l’itinerario
È un’attività che mi suscita un sentimento ambivalente: mi diverte organizzare tutto nel minimo dettaglio ma vorrei poter fare un viaggio guidata solo dalla spontaneità.
Vorrei che i miei piedi fossero guidati solo dall’istinto, dalla fame, da un profumo, da uno scorcio particolare, insomma da quello che capita.
E invece mi ritrovo a costruire gli itinerari incastrando gli elementi rimasti nelle liste del punto precedente con il solo scopo di ottimizzare il tempo.

Rimandare alla prossima occasione
Rinunciare è sempre una sofferenza ma cerco di consolarmi pensando che avrò modo di ritornare in un altro momento.

Ci sono viaggiatori che escludono categoricamente di tornare due volte nello stesso luogo, presi dalla fregola di andare sempre in posti nuovi, invece a me tornare piace molto.
Ogni ritorno è diverso dal precedente: cambiano le strade, le piazze, i paesaggi, la persona che ci accompagna ma soprattutto noi  stessi e ogni cosa assume un nuovo aspetto, familiare ma diverso.

Ricordate il “panta rhei” di Eraclito? Trovo che calzi a pennello.

Le acque immobili di un fiume

Tutto scorre. Non si può entrare due volte nello stesso fiume.

Accettare il compromesso
Rileggo la lista,riguardo l’itinerario, mi incavolo e infine faccio pace con me stessa.
D’altronde qual è l’alternativa? Non viaggiare affatto? Non se ne parla nemmeno!
Nei viaggi come nella vita bisogna arrivare a un compromesso, darsi delle priorità e concentrarsi su quelle.
È triste e frustrante ma le persone normali di cui sopra devono farlo per forza.

In conclusione, cari viaggiatori, godetevi Napoli, Cracovia e San Pietroburgo, assaporate ogni passo e lasciate il resto per una prossima volta.

E voi che tipo di viaggiatori siete e che metodi utilizzate per ottimizzare il tempo senza perdervi il gusto del viaggio?
Raccontatemelo nei commenti!

 

6 Comments
  • Paola
    Inserito il 12:31h, 19 aprile Rispondi

    Credo di aver provato quasi tutti gli stili di viaggio nella mia ‘carriera’ da viaggiatrice e se visitare millemila cose in un giorno è fattibile a 20 anni con energie illimitate, farlo a 30 diventa già più pesante. Ho anche viaggiato tanto per lavoro e in quel caso approfittavo delle sere per provare la cucina locale e dei weekend per scoprire i musei. Quando ho deciso di provare la vita della nomade digitale ho passato un mese in Thailandia ed è stato molto bello, ma mi ha anche fatto capire che per poter vivere così a lungo servono tanti soldi che il mio lavoro da remoto non mi dava (!) oppure tanto spirito di adattamento, e per me il posto letto in camerata da $3 a notte non era un’altenativa neanche lontanamente considerabile. Alla fine resto come te, con questo interrogativo enorme su come gestire il compromesso di un lavoro normale e un viaggio lento…

    • Federica
      Inserito il 14:24h, 23 aprile Rispondi

      Paola mi fa piacere sapere di non essere la sola in questa situazione! Purtroppo mi rendo conto che ogni viaggio è una grande gioia ma al contempo sento la frustrazione del dover necessariamente rinunciare a qualcosa.
      E comunque hai ragione, ora che ho superato i 30 noto che le energie non sono più le stesse di quando ne avevo 20. Aiuto!

  • Zoe
    Inserito il 14:34h, 23 aprile Rispondi

    Ciao Federica, ho letto che inizi un lavoro diverso dal blog: mica ci abbandoni?!?!

    • Federica
      Inserito il 14:38h, 23 aprile Rispondi

      Certo che no! Ti chiamo quando torno ormai è come un figlio per e non lo abbandonerò mai! È ancora giovane ma sta crescendo quindi cercherò di dedicargli più tempo possibile per farlo diventare sempre più grande! Però purtroppo il dovere chiama.
      Ovviamente il mio sogno nel cassetto è di rendere il blog il mio unico lavoro ma la strada è ancora lunga 🙁

  • Sara C.
    Inserito il 14:44h, 23 aprile Rispondi

    Che ridere mi ha fatto questo post! Grazie. Hai proprio ragione: tutto portato all’estremo in ogni contesto, viaggi inclusi. Itinerario flash o intinerario Odissea… alloggi extralusso o viaggio alloggi favelas.
    Io ti leggo e mi ritrovo molto con i tuoi racconti; probabilmete vedrei meno cose perché spesso mi vince la pigrizia! Ad ogni modo quando pianifico una vacanza, o un viaggio (la mia personale distinzione tra relax assoluto e turismo) faccio sempre tesoro della massima del mio papà: si risparmia per le vacanze, NON in vacanza. Ciao.

    • Federica
      Inserito il 20:53h, 23 aprile Rispondi

      Hahaha! Mi hai fatto ridere anche tu, soprattutto con la perla di saggezza finale!
      Comunque è proprio vero che ormai le vie di mezzo non vanno più di moda e sono addirittura viste con sufficienza.
      Io invece sono una sostenitrice della giusta misura in tutto e credo che il concetto di “essere nella media” debba essere rivalutato:)
      E concludo dicendo che mi mancano molto anche le mezze stagioni 🙂

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