Itinerario alle Lofoten in inverno: 6 giorni on the road

Itinerario alle Lofoten in inverno: 6 giorni on the road

Isole Lofoten in inverno: itinerario di 6 giorni on the road tra spettacolari fiordi, montagne selvagge, spiagge caraibiche, coloratissimi villaggi di pescatori e merluzzi essiccati!


Nelle isole Lofoten il turismo è un fenomeno relativamente recente. La loro fama è esplosa in pochi anni ed è facile intuirne il motivo.
Le montagne rocciose che si tuffano nei fiordi, le spiagge di sabbia bianca, il mare cristallino, la neve soffice che in estate svela una rigogliosa vegetazione, il susseguirsi di laghi e insenature che in inverno si trasformano in specchi di ghiaccio opalescente fanno delle Lofoten la destinazione ideale di amanti della natura e sportivi. Escursionismo, kayak, pesca, arrampicata, sci, ciclismo, surf e kitesurf, passeggiate a cavallo o su slitte trainate dai cani: qui tutto è possibile, praticamente per tutto l’anno.
A questi paesaggi sbalorditivi si aggiungono l’aurora boreale (da settembre ad aprile) e il sole di mezzanotte (da maggio a luglio), due tra le più sorprendenti magie che la natura possa regalare.
E poi ci sono i pittoreschi villaggi di pescatori, le magnifiche chiese in legno colorato, il litorale punteggiato dai tipici rorbuer rossi, le grate sui cui i merluzzi vengono lasciati a essiccare, i negozietti pieni di oggetti di arredo nel più raffinato stile nordico, gli accoglienti ristoranti e caffè che evocano atmosfere di un tempo passato.

Le Lofoten sono tutto questo e molto di più. Un concentrato di bellezza, emozioni e sorprese continue; un luogo in cui tornare e ancora tornare.
Ecco, allora, un itinerario alle Lofoten di 6 giorni che vi farà assaporare la magia di queste isole in inverno!

 

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Itinerario alle Lofoten: il meglio delle isole in 6 giorni

L’arcipelago delle Lofoten è composto da sette isole – Austvågøy, Gimsøya, Vestvågøy, Flakstadøya, Moskenesøya, Værøy e Røst – collegate da spettacolari e sinuosi ponti e tunnel. Questa particolare conformazione le rende una meta perfetta per un viaggio on the road. Tutto è facilmente raggiungibile, le strade sono strette, ma in ottime condizioni nonostante la neve e le distanze sono sempre moderate (da Svolvær, a nord, si raggiunge Å, all’estremo sud, in meno di 3 ore).

Di seguito trovate il nostro itinerario alle Lofoten che in soli 4 giorni di viaggio effettivo, consente di attraversare quasi l’intero arcipelago e di visitare i luoghi più affascinanti delle isole.
Sembrano pochi giorni, ma in inverno ritengo siano sufficienti; in estate, invece, suggerisco di stare almeno 6 giorni, per poter fare qualche trekking e magari spingersi fino a Værøy e Røst, le due isole più meridionali non raggiungibili via terra.

 

Giorno 1. Il viaggio verso le Lofoten

 

Svolvær

Il primo giorno è interamente dedicato al lungo viaggio che da Milano ci conduce a Svolvær, in un susseguirsi di voli aerei, scali (ben 4), noiosi controlli di sicurezza e corse contro il tempo.
Atterriamo alle 22.30 nel microscopico aeroporto di Svolvær, ritiriamo in pochi minuti la nostra Suzuki (che troviamo già riscaldata e col motore acceso) e andiamo di corsa verso la città.
Troviamo Svolvær avvolta nella notte; la neve cade sottile coprendo le strade, le luci baluginano nel buio, le montagne si riflettono nelle acque ferme del mare, l’odore del merluzzo si insinua nelle nostre narici e capiamo subito che queste isole lasceranno un segno indelebile nel nostro cuore.

Dove dormire

Svinøya Rorbuer Ubicato sulla piccola isola di Svinøya, è una delle strutture più conosciute di Svolvær. Offre diverse soluzioni, tutte molto tipiche e accoglienti. Una scelta che rifarei sicuramente.

 

Giorno 2. L’isola Austvågøy

 

Svolvær

Trascorriamo il nostro primo vero giorno di viaggio a Svolvær, sull’isola di Austvågøy.
Svolvær è la città principale delle Lofoten, oltre che principale punto di accesso alle isole, grazie all’aeroporto e al porto da cui transita anche il celebre Hurtigruten, il postale dei fiordi norvegesi.
Circondata da mare e montagne è una tappa imperdibile: la città è piccola, ma è l’unica a somigliare alle città così come le intendiamo noi europei, e offre moltissime attività. Vi suggerisco di fermarvi qui almeno due giorni, anche se molti fanno base qui per l’intero viaggio.

Iniziamo la giornata con un adrenalinico tour in gommone nel Trollfjord, un braccio di mare di circa 3 km di lunghezza che separa le isole Lofoten dalle Vesterålen.
Ci bardiamo con l’apposita tuta che protegge da vento, pioggia, neve e grandine (e le becchiamo tutte!) e dall’ibernazione e partiamo.
Il fiordo è circondato da montagne che arrivano anche a 1.000 metri di altitudine, dimora preferita dalla aquile di mare; ne vediamo tantissime, magnifiche e imponenti!
È stata un’esperienza bellissima e divertente, ma se non ve la sentiste di esplorare il Trollfjord su un RIB potrete godere della sua bellezza anche a bordo di una moderna e silenziosa barca ibrida.

Nel pomeriggio ci spostiamo nella vicina Kabelvåg per una ciaspolata.
Ad accompagnarci è Malin, una biondissima e simpaticissima forza della natura svedese che ci racconta anche molte cose interessanti sulla natura e la vita su queste isole.
La passeggiata è piacevolissima e adatta a tutte le gambe e ci permette di dare uno sguardo alle Lofoten dall’alto.
Approfitto per dirvi che la natura alle Lofoten è davvero selvaggia – in inverno soprattutto – quindi rivolgetevi a delle guide che conoscano bene il territorio e le sue condizioni. Io mi sono affidata al team, tutto italiano, di Lofoten Lights, che organizza trekking e ciaspolate con diversi gradi di difficoltà e bellissimi tour fotografici tra le isole, sia di giorno che di notte per andare a caccia delle aurore o del sole di mezzanotte. Claudia, la mia referente, è una persona meravigliosa, è stata gentilissima e mi ha dato un sacco dritte che mi sono state davvero molto utili, quindi ve li consiglio con il cuore.

Dove dormire e mangiare

Svinøya Rorbuer. Trascorriamo qui anche la seconda notte alle Lofoten.
  Kjøkkenet. È un ristorante i cui ambienti ricordano le case delle favole, molto caldo e accogliente. Qui assaggiamo il primo stoccafisso del viaggio e il carpaccio di balena.

 

Giorno 3. Le isole Austvågøy, Gimsøy, Vestvågøy

Prima di lasciare Svolvaer facciamo un giretto sull’isoletta di Svinøya, dove ci sono moltissimi angoli e scorci tutti da fotografare!

Kabelvåg e Storvågan

Partiamo alla volta di Kabelvåg, che dista solo 5 km da Svolvær.
Per prima incontriamo la cosiddetta Cattedrale delle Lofoten, una pittoresca chiesa in legno dipinta di giallo e verde. Il villaggio è microscopico e si sviluppa intorno alla piazza principale e al piccolo porto, ma vale la pena farci un salto (una mezz’ora sarà sufficiente) perché è il villaggio più antico delle Lofoten.
Per comprendere un po’ meglio la storia e la cultura locale vi suggerisco di dedicare qualche ora allo Skrei Experience Center, nella vicina Storvågan (a 5 minuti da Kabelvåg).
Si tratta di un circuito di tre musei – il Lofoten Aquarium, la Espolin Gallery e il Lofoten Museum che, insieme, narrano la storia delle Lofoten, strettamente connessa alla pesca del merluzzo (Skrei, in norvegese). Noi li abbiamo visitati tutti usufruendo del biglietto cumulativo (260 NOK), ma se avete poco tempo quello che ho preferito è indubbiamente il Lofoten Museum.

 

Henningsvær

Verso l’ora di pranzo ci spostiamo verso sud, ad Henningsvær, percorrendo una strada strepitosa che corre tra mare e montagne.
Henningsvær si sviluppa su due piccole isole collegate da un ponte, Heimøy e Hellandsøy; è considerato il villaggio più hipster delle Lofoten ed è anche il mio preferito! Ci sono tanti negozi invitanti che vendono ceramiche, oggettistica varia e abbigliamento, tutte cose meravigliose con cui avrei riempito valigie intere se solo i prezzi non fossero proibitivi.
Bellissimi anche i suoi ristoranti e caffè in perfetto stile nordico, come il Klatrekafeen e il Trevarefabrikken.
Prima di lasciare Henningsvær fate un salto al suo stadio: un campo verde adagiato sull’estremità dell’isoletta di Hellandsøy, soggetto ideale da immortalare con il drone!
Il mio itinerario non me lo ha consentito, ma una notte qui l’avrei trascorsa volentieri!

 

Gimsøy

Ci rimettiamo in macchina alla volta di Gimsøy, una piccola isola collegata a Austvågøy dallo scenografico ponte Gimsøystraumen, un altro soggetto fotografico perfetto per il drone.
Trascorriamo il pomeriggio girovagando in auto per l’isola, molto più pianeggiante rispetto alle altre, alla scoperta delle sue spiagge caraibiche e sconfinate praterie. Nella bella stagione questo è il luogo ideale per una cavalcata.
Sulla strada ci fermiamo spesso perché il paesaggio è incantevole e ci sono diversi scorci imperdibili, come la candida Gimsøy Kirke e la spettacolare spiaggia di Hov.

Un altro ponte ci porta sull’isola di Vestvågøy e percorrendo la strada 815 guidiamo fino alla cittadina di Ballstad, dove trascorriamo la notte. La strada costiera è ricca di suggestivi paesaggi, come la fiabesca baia ghiacciata di Rolvsfjord dove i cottage rossi del Brustranda Sjøcamping spiccano nel blu intenso del cielo e del mare. 

 

Ballstad

Ballstad è situata a una decina di chilometri dall’aeroporto di Leknes, e grazie alla sua posizione è una ottima base per visitare le isole più meridionali delle Lofoten.
Noi ci arriviamo verso le 19.30, avvolti dal buio e dalla pioggia. Purtroppo non riusciamo a visitarla, ma per quel poco che vediamo sembra molto carina, ha un piccolo porto ed è piena di meravigliose villette in legno colorato in cui viene voglia di entrare, accomodarsi al tavolo e bersi un tè caldo con la padrona di casa.
Piccolo curiosità per amanti dell’interior design come la sottoscritta: alle Lofoten quasi nessuno usa le tende, quindi è facile vedere l’interno delle abitazioni e vi assicuro che sono una meglio arredata dell’altra!

Dove dormire e mangiare

Solsiden Brygge Rorbuer. Si tratta di un piccolo villaggino composto da rorbuer e abitazioni in stile tradizionale completamente ristrutturati e arredati con grande gusto. In questo momento è in espansione e sembrava di essere in un cantiere, però è una struttura molto valida. Unica pecca la colazione, non molto varia.
  Heim, è il miglior ristorante provato alle Lofoten. Ambiente raffinato e molto accogliente, personale gentilissimo, ottima cucina, prezzi eccezionali rispetto alla media. Qui assaggiamo lo Skrei Molje, un piatto della tradizione, composto da un trancio di merluzzo fresco accompagnato da una sorta di quenelle di fegato e uova di merluzzo. E se ve lo steste chiedendo: sì, è buonissimo!
Il ristorante è parte dell’Hemmingodden Lodge, un struttura molto curata con bellissimi cottage vista mare. Se dovessi tornare soggiornerei qui.

 

Giorno 4. Le isole Vestvågøy e Moskenesøya

 

Eggum

Ci rimettiamo in marcia sotto la consueta pioggia/neve/grandine/vento torrenziale in direzione Eggum, a nord dell’isola di Vestvågøy e a circa 30 chilometri da Ballsatad.
Fare una classifica è davvero difficile, ma lo ritengo uno dei luoghi più spettacolari ed emozionanti che abbia incontrato alle Lofoten.
Ci fermiamo subito alla spiaggia di Eggum: lunga e ampia, sabbia chiara e finissima, scogli neri, un piccolo faro e acque turchesi. Un paradiso.
Per accedervi dovrete attraversare il piccolo villaggio di Eggum, una manciata di casette in legno grigie, gialle e rosse, tetti ricoperti d’erba e staccionate bianche, insomma la massima espressione dello stile “lofotonese”!

Da qui proseguiamo fino al forte di Eggum, abbarbicato su una collinetta che affaccia sul mare. Costruito in pietra, ricorda un’antica torre medievale, ma in realtà si stratta di una torre radar realizzata dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale.
Lasciamo l’auto nel piccolo parcheggio e a piedi imbocchiamo il sentiero in piano che corre lungo la costa, godendoci il tipico scenario delle Lofoten: da un lato una lunga spiaggia di sabbia chiara lambita da acque azzurrissime, dall’altro un lago ghiacciato incorniciato da selvagge montagne imbiancate dalla neve.
Poco oltre si trova anche “The Head”, opera dell’artista svizzero Markus Raetz, una statua il cui profilo sembra capovolgersi in base al punto di vista da cui la si guarda. È davvero particolare!
Proseguendo sul sentiero si può raggiungere a piedi anche la famosa spiaggia di Unstad, ma la grandine ce lo rende impossibile.

 

Nusfjord

Riprendiamo la macchina per raggiungere l’isola Flakstadøya.
Facciamo tappa a Nusfjord, il villaggio di pescatori più antico e meglio conservato della Norvegia, Patrimonio Unesco dal 1975.
La strada per raggiungerlo è molto panoramica e una volta lasciata l’auto nel parcheggio vi ritroverete in un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato. Ormai sono in pochi a vivere stabilmente a Nusfjord che oggi è più che altro un museo a cielo aperto in cui i vecchi edifici legati all’industria della pesca sono stati ristrutturati e conservati per salvaguardare le atmosfere del tempo. Anche i vecchi rorbuer dei pescatori sono stati rimodernati e trasformati nelle eleganti suites del Nusfjord Arctic Resort, uno delle strutture in cui vi consiglio di soggiornare in caso vi fermiate qui per la notte.
Per pranzo ci fermiamo nell’unico posto aperto, il Landhandleriet Café, un piccolo bazar/café che guarda sul piccolo porto. A parte i waffle non c’è molto da mangiare, ma è una vera chicca: arredato con fantastici pezzi vintage, pareti dipinte di rosa e grandi finestre all’inglese vi sembrerà di essere tornati indietro nel tempo.

 

Flackstad

Ultima tappa della giornata è la famosa spiaggia di Flackstad, dove troviamo molti ragazzi che sguazzano in mare, seduti sulle tavole da surf, pronti a cavalcare le impressionanti onde che si infrangono sulla battigia, incuranti del vento gelido, della gradine, della neve e della pioggia che ci intirizzisce. É così che capiamo come i norvegesi abbiano tutt’altra tempra rispetto a noi!
Sulla strada vi consiglio di fare una sosta anche alla Flakstad Kirke, una pittoresca chiesa rossa che si staglia dietro a un prato che troviamo ghiacciato come un lago. Accanto si trova un piccolo cimitero, le cui lapidi in pietra circondano una semplice cappella in legno verde bosco, immerso in uno scenario naturale che quasi mette soggezione, in cui mare e montagne si incontrano.
Con gli occhi colmi di questa genuina bellezza andiamo sempre più a sud, verso l’isola di Moskenesøya dove trascorreremo la notte.

 

Dove dormire e mangiare

 Eliassen Rorbuer. Questi cottage rossi affacciati sul mare sono uno dei soggetti più fotografati delle Lofoten (sono anche la copertina della Lonely Planet Norvegia) e trascorrere una notte qui è una delle esperienze da non perdere alle Lofoten. Si trovano sulla piccolissima isola di Hamnøy e sono perfetti per due persone. Le sistemazioni sono semplici, ma ben arredate e la vista sulla baia è davvero mozzafiato. Più all’interno si trovano anche alcune case più grandi, adatte a famiglie e o gruppi, però non hanno la vista mare.
Unica nota negativa: in inverno non fanno la colazione e non c’è nulla nei paraggi per mangiare.

  Gadus. È il ristorante degli Eliassen Rorbuer e offre cucina italo-norvegese. L’ambiente è carino e non posso dire di aver mangiato male, ma la cucina italiana o simil tale all’estero non fa per me: alle Lofoten voglio mangiare lo stoccafisso, non una pasta scotta alla scoglio con il bacon e il pesto di basilico…  Purtroppo non ci sono molte alternative in zona.

 

Giorno 5. L’isola Moskenesøya

 

Sakrisøy

Lasciamo a malincuore gli Eliassen Rorbuer e attraversiamo il ponte di Hamnøy (il punto migliore da cui immortalare i rorbuer rossi e la scenografica baia) e in pochi minuti ci ritroviamo sull’isoletta di Sakrisøy, un altro gioiello delle Lofoten.
Qui, infatti, sorge un piccolo agglomerato di abitazioni e rorbuer dall’inconfondibile giallo senape che crea un meraviglioso contrasto con le acque cristalline della baia su cui affacciano; quando è spuntato il sole ho avuto la sensazione di trovarmi alle Maldive più che alle Lofoten! I cottage sono parte dei Sakrisøy Rorbuer e potrete anche soggiornarvi.
Sull’isoletta si trova anche uno dei locali più famosi delle Lofoten, l’Anita’s Seafood, un ristorante/self-service che offre piatti e panini prevalentemente a base di pesce. Vi consiglio una sosta perché i loro fishburger sono una vera delizia!

 

Reine

Ci rimettiamo in auto e, seguendo la strada costiera E10, raggiungiamo Reine.
È un altro pittoresco villaggio di pescatori incastonato tra montagne e fiordi, con un litorale punteggiato di rorbuer gialli e rossi ubicati proprio a ridosso del porto.
A Reine si trovano anche un supermercato in cui è possibile mangiare e fare colazione (se, come noi, capiterete qui di domenica sarà la vostra salvezza!), qualche caffè e una piccolissima libreria.
Da qui partono anche le navi e i gommoni per le crociere e i safari nel Reinefjorden: purtroppo non abbiamo avuto tempo a sufficienza per partecipare ma dev’essere bellissimo!

 

Å

Da Reine proseguiamo verso Å, dove termina la lunga strada che attraversa le isole Lofoten. È un piccolo villaggio di pescatori e passandoci in auto sembra molto carino, ma la grandine è talmente forte che non riusciamo nemmeno a scendere dall’auto.
Qui si trova anche il Museo dello stoccafisso delle Lofoten, dove potrete scoprire molte curiosità sul prodotto alla base dell’economia e della cultura delle Lofoten. Ma, essendo domenica, lo troviamo chiuso come tutto!
Approfittiamo dell’unico momento di tregua dalla pioggia per raggiungere il viewpoint di Å. Lasciata l’auto nel grande parcheggio si prosegue a piedi (e in piano) sul promontorio da cui si gode di una strepitosa vista sull’ultimo tratto della frastagliata costa dell’isola Moskenesøya. Al nostro arrivo il sole sembrava indeciso tra il sorgere o il tramontare, le nuvole correvano veloci nel cielo, luci e ombre cambiavano in continuazione rendendo il panorama ancora più drammatico e potente. Questo è un altro luogo che vi consiglio di non perdere!

 

Eggum e Ramberg

Nel tardo pomeriggio ci aspetta il volo di rientro dall’aeroporto di Leknes, quindi torniamo verso nord, fermandoci a mangiare un golosissimo fishburger da Anita’s Seafood a Sakrisøy.
Avendo ancora qualche ora a disposizione, decidiamo di fare una breve sosta all’incantevole spiaggia di Ramberg e passeggiamo qualche minuto sotto un cielo azzurrissimo. Qui si trova anche un piccolissimo cottage rosso che ho scoperto essere un altro ambitissimo spot fotografico e, in effetti, è molto pittoresco.
In ultimo facciamo una scappata a Eggum nella speranza di riuscire a far volare il drone.
Troviamo una luce completamente diversa da quella del giorno precedente che rende il paesaggio quasi surreale. Il sole è una palla luminosissima che si nasconde dietro al promontorio, provando a squarciare le nuvole che ancora coprono una parte del cielo e lasciando filtrare qualche raggio che illumina l’erba secca sotto ai nostri piedi che risplende di una luce dorata.
È una vera visione di pace e tranquillità e in assoluto il miglior ricordo che le Lofoten potessero regalarci.

 

Dove dormire

 Clarion Collection Hotel Grand Bodø. Ho scelto questo hotel per la sua vicinanza all’aeroporto di Bodø (2 km), ma è anche in pieno centro città, quindi comodissimo per visitarla quando si ha poco tempo. È stata una vera sorpresa: gli spazi comuni sono molto piacevoli e arredati con grande stile, le camere sono ampie e dotate di tutti i comfort e i pasti inclusi nella tariffa sono eccezionali: colazione, merenda e cena a buffet sono ottimi e consentono un bel risparmio considerando il costo della vita in Norvegia. Consigliatissimo!

Giorno 6. Ritorno a Bodø

Bodø

Abbiamo un’intera mattinata per andare alla scoperta di Bodø, dove prenderemo il volo che ci riporterà in Italia.
Bodø è una città piccolina ed è uno dei principali accessi alle Lofoten. Per noi è una tappa tecnica, ma perché non approfittarne? Avevo stilato un itinerario molto concentrato, ma il clima non è dalla nostra parte: fa molto freddo, piove a dirotto e camminare nel pantano di neve non è per niente piacevole.
Facciamo un salto al porto, alla Stormen bibliotek, la biblioteca pubblica di Bodø, in qualche negozio e alla cattedrale. Sarò sincera: nulla di ciò che ho visto vale una sosta in questa città. Il meteo sicuramente non ha aiutato e forse i paesaggi delle Lofoten sono ancora troppo vividi nella mia mente per apprezzare quelli cittadini, ma Bodø mi ricorda un brutto quartiere periferico di Milano.
Tempo permettendo, un’esperienza emozionante che vi consiglio di fare a Bodø è di navigare a bordo di un RIB nelle acque agitate del Saltstraumen, la corrente di marea più forte del mondo. Un’attività forse non adatta a tutti, ma sicuramente molto divertente!

Per noi, invece, con questo assaggio di città termina il nostro viaggio alle Lofoten. Ci aspettano molte ore di volo e io ne approfitto per fantasticare sul mio prossimo ritorno in queste isole da sogno.

 


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2 Comments
  • Valentina
    Inserito il 13:46h, 01 Maggio Rispondi

    Che meraviglia Fede!
    Ho seguito con tanto piacere su Instagram il tuo viaggio alle Isole Lofoten.
    Mi piacerebbe molto visitare questi posti, ma forse, essendo un po’ troppo freddolosa, prediligerei i mesi estivi. Ti farò sapere se ci andrò.
    Un abbraccio,
    Vale

    • Federica
      Inserito il 11:13h, 02 Maggio Rispondi

      Ciao Valentina! Grazie, in effetti è stato uno dei viaggi più emozionanti della mia vita!
      Riguardo al freddo, però, non farti spaventare: con l’abbigliamento adatto non te ne accorgerai nemmeno.
      Figurati che patisco maggiormente il freddo di Milano rispetto a quello che ho trovato in Norvegia e in Islanda perché lì ero molto più attrezzata.
      Queste destinazioni in inverno hanno un fascino unico, per quanto siano stupende anche in estate. Speriamo di vederle presto con i nostri occhi!

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