Professione travel blogger

Professione travel blogger: lavoro da sogno o da incubo?

Fare il travel blogger di professione: lavoro da sogno o da incubo? Il punto di vista di una travel blogger su alcuni luoghi comuni che ruotano attorno a questa figura così discussa.


Questo è uno dei miei post di pancia, nato qualche mattina fa quando, appena sveglia e con gli occhi ancora un po’ cisposi, ho aperto Facebook.
La mia attenzione è stata attirata da un post che mi ha fatto riflettere sulla professione del travel blogger e sui luoghi comuni che ruotano intorno a questa figura e dopo aver letto la sfilza di commenti negativi e cattivi mi sono posta due domande.

La prima.
Per quale motivo c’è così tanto livore nei confronti dei travel blogger?

La seconda.
Fare il travel blogger è un lavoro da sogno o da incubo?

Ma veniamo all’antefatto.
Il post in questione era pubblicato in uno dei gruppi di viaggio che seguo (poco) su Facebook.
È il più tignoso che frequento dove se chiedi un consiglio di viaggio sei un cretino perché “Come fai a non saperlo?!?”, se il consiglio lo dai te la tiri e meriti le mazzate, se per caso ti scappa di dire che Marrakech è meno sicura di Bolzano ti danno del razzista e fascista.
L’autrice del post è una blogger che scrive dei suoi viaggi e soprattutto della sua vita da nomade digitale. La conosco poco e solo virtualmente ma sembra una brava persona che fa un lavoro strano ma invidiabile, che pare sempre in vacanza anche se non lo è.
Insomma, può piacere o meno il suo stile, ma merita rispetto.

E ora veniamo al misfatto.
Tenetevi forte: la blogger ha avuto l’ardire di esordire con l’infelice frase “Noi travel blogger vi mostriamo…” .
😱 😱  😱  😱  😱 L’emoticon Munchiana mi piace molto ed esprime bene la gravità del fatto.
Questo incipit ha infatti scatenato le ire di un centinaio di membri che si sono sentiti sminuiti all’idea che qualcuno potesse mostrare (= insegnare) loro qualcosa.
Ma c’è di più.
La blogger ha aggiunto a questa oltraggiosa dichiarazione 3 sue foto, in una delle quali compariva (nel luogo X che voleva mostrare) appoggiata a un’auto e – attenzione – in shorts! 😱 😱  😱  😱  😱
Apriti cielo. “Non ci servono le modelle”, “Le fashion blogger hanno rotto i xxxxx” (e qui mi trovo un po’ d’accordo), “Delle tue gambe non frega un xxxxx a nessuno”, “Vogliamo vedere il posto, non te” e altre critiche costruttive che vi risparmio.

Io sono rimasta allibita, scombussolata e triste e la faccina Munchiana è venuta a me visto che sto mettendo anima e corpo nel progetto del blog che evidentemente mi renderà così odiosa.
In fin dei conti sto provando a fare la blogger non a contrabbandare organi!
E così, sul vagone della metropolitana che mi portava in ufficio, ho rimuginato molto e, già che c’ero, ho aperto le note del telefono per digitare i miei rimuginamenti.
Quello che segue è il risultato del tragitto casa-ufficio: uno stream of consciousness mattutino, pensieri sparsi, alcuni un po’ polemici, sulla professione del travel blogger.

Vagone metropolitana

 

Definirsi travel blogger

Nella mia carriera professionale ho sentito (troppo) spesso chiamare “professore” personaggi che hanno a malapena la 3° media. È pratica comune e tutti accettano il titolo senza alcuna remora.
Possibile, invece, che attribuirsi la qualifica di travel blogger sia considerato un delitto?

Alcuni travel blogger mediaticamente riconosciuti prendono le distanze da chi non lo è ancora dicendo che loro sono dei professionisti mentre noi lo facciamo solo per scroccare viaggi. Che alcuni ci provino è vero ma sono in pochi.
I giornalisti ci guardano dall’alto in basso come se fossimo degli abusivi e degli improvvisati.
Un po’ li capisco visto che facciamo il loro lavoro senza essere iscritti all’Ordine. Siamo gli Uber del giornalismo!
E poi ci sono i viaggiatori, quelli di cui più mi importa.
Alcuni viaggiatori ritengono che definirsi travel blogger equivalga a salire in cattedra e a voler insegnare a viaggiare a chi ne sa più di noi. Siamo arroganti e saccenti. Vogliamo mostrar loro qualche cosa e questo sembra essere intollerabile.

Beh, mi permetto di dissentire.
Quasi nessuno pretende di insegnare qualcosa a qualcuno.
Raccontiamo la nostra esperienza, condividiamo le nostre impressioni e, sì, spieghiamo anche come abbiamo fatto a fare certe cose.
A qualche Marco Polo de noaltri può dare fastidio? Probabile.
Ma per ogni Marco Polo presente su questa terra ci sono decine di persone che non hanno voglia/tempo/capacità/attitudine/risorse per mettersi a organizzare un viaggio dalla A alla Z e a cui i nostri racconti e i nostri suggerimenti tornano utili.

Io credo che possa definirsi travel blogger chiunque dedichi svariate ore del proprio tempo scrivendo e condividendo le proprie esperienze di viaggio, che sia in forma di diario o di guida più ragionata, purché lo faccia in modo serio ed etico.
La reputo un’attività utile e positiva che presuppone un atteggiamento di generosità verso gli altri.

Travel blogger professionista o amatoriale

Si autodefiniscono professionisti quanti vengono pagati per viaggiare e raccontare le destinazioni; gli altri vengono etichettati come amatoriali dove “amatoriale” è sinonimo di cialtrone, scroccone o hobbista.
Provate a dire a uno specializzando in medicina o a un praticante in legge che le sue 13 ore di mazzo quotidiano per quattro schei sono un hobby e non un lavoro: vi salterà alla giugulare.
Non essendoci un albo o un ordine non esistono professionisti nel senso stretto del termine e fino a che non ci sarà il mitico “pezzo di carta” siamo tutti nella stessa barca. Fatevene una ragione.

A fare la differenza, vera, tra hobby e professione sono l’intenzione e il guadagno che se ne ricava.
Molti scrivono per pura passione, perché si divertono e amano condividere le proprie esperienze. Nella vita (e per mantenersi) fanno altro e gli va benissimo così.

Altri invece cercano di rendere questa attività un vero e proprio lavoro e mirano a farsi pagare per farlo.
Questi ultimi hanno un orientamento diverso e obiettivi più concreti; studiano, investono denaro e attuano una serie di tecniche volte a rendere profittevole tutto questo scrivere e stare sui social. Esattamente come gli specializzandi di prima che vogliono fare il medico o l’avvocato.
Per la cronaca: io appartengo a questa categoria.

Ecco il mio vero hobby!

 

Travel blogger Senior e Junior

Posto che non esistono “professionisti” io troverei più corretta una distinzione basata sull’anzianità (non del blogger ma del blog).
Ma qual è la differenza tra i Senior e i Junior? Vi dico il mio punto di vista.

I senior sono quelli ormai famosi, che vincono premi e che vengono richiesti dagli enti del Turismo. tour operator e brand per promuovere delle destinazioni: in soldoni sono quelli pagati per viaggiare e, a quanto ne so, sono pochi.
A loro va riconosciuto il merito di essere stati innovatori e precursori visto che hanno inventato un nuovo lavoro cavalcando le nuove tecnologie.
Noi Junior stiamo entrando in un settore ormai collaudato per quanto senza regole e in un mercato enorme ma già quasi saturo.

I Senior hanno imparato il mestiere praticandolo, sperimentando e facendo anche plateali scivoloni ma tanto la concorrenza era pochissima e non c’erano modelli con cui fare confronti.
Noi dobbiamo cominciare “imparati” e se qualcosa ci riesce così così siamo subito etichettati come “amatoriali” e “improvvisati”.

I Senior scrivono per i brand. Dopo 15 giorni di viaggio scrivono un articolo di 600 parole con 3 foto fighissime ed eteree (ovvero passate sotto 54 preset di Lightroom, VSCO Cam e Snapseed) e hanno la capacità (e volontà) di far apparire Caronno Pertusella una travel dream destination e di ispirare il lettore affinché prenoti una vacanza di gruppo nella ridente Caronno.
Chapeau. Ho ancora molto da imparare.
Noi Junior scriviamo per chi ci legge. Postiamo articoli lunghi, pieni di sentimento, di informazioni utili, di foto un po’ meno patinate e diciamo chiaramente che un viaggio a Caronno può anche essere escluso dalla lista delle 100 cose da fare/vedere nella vita.

Personalmente seguo alcuni Senior per imparare; altri li prendo come modello da evitare.
Loro, a volte, ispirano ma quando cerco idee o devo organizzare un viaggio è dai miei colleghi Junior che vado!

Senior e Junior. Grandi e piccoli.

 

Travel blogger e giornalisti

Il 9 ottobre scorso si è tenuta la conferenza stampa degli Stati Generali dell’informazione turistica e agroalimentare durante la quale è stato presentato un manifesto che riassume quanto discusso durante le due giornate di lavoro. Roba seria eh, ma a me fa sorridere già il primo punto.
Recita così.

“Influencer, blogger e giornalisti non si sovrappongono. Rispondono a esigenze diverse di comunicazione: il giornalista produce contenuti approfonditi autorevoli, fa riferimento a fonti verificate e per questo gode di un vantaggio reputazionale. Garantisce l’originalità di ciò che scrive.”

Credo volesse essere un gesto di apertura verso i blogger ma io tra le righe leggo un’intenzione meno nobile e più snob: loro sono bravi ed etici noi scriviamo cose a caso.

No, dico: ma avete letto certi articoli relativi al turismo sui magazine online di cui non faccio nomi?
Articoli scritti in serie, banali copia/incolla dei comunicati stampa, pubblicati da 10 testate diverse distinguibili solo per il logo in alto.
La “fonte verificata” è il comunicato stampa. Ok.
L’autorevolezza? Forse la dà il logo della testata e l’editore, più noto rispetto al mio telefono.
L’originalità e l’approfondimento? Quelli proprio non li trovo.

Ci sono tanti bravi giornalisti (e bellissime riviste di turismo) ma che il termine giornalista sia sinonimo di quanto riportato nel manifesto proprio no.

Riviste di viaggio

Alcune riviste di viaggio che mi piacciono

 

I travel influencer

È un termine che fa venire l’orticaria solo a sentirlo e che, a mio parere, ha contribuito a scatenare  una generale avversione verso tutti quelli che lavorano nel mondo del blogging.

Influencer
Individui con un più o meno ampio seguito di pubblico che hanno la capacità di influenzare i comportamenti di acquisto dei consumatori in ragione del loro carisma e della loro autorevolezza rispetto a determinate tematiche o aree di interesse.

“Influenzare” è un termine infelice perché ha una connotazione negativa e richiama un rapporto di potere e subordinazione molto irritante.
“Ispirare” sarebbe stato più positivo ma in comunicazione vanno di moda le parole volutamente spaventose.
Nella pratica siamo tutti influencer.
Ad esempio: la mia vicina di casa mi ha chiesto dove comprassi i fiocchi di sale. Non li conosceva, li ha provati durante una cena a casa mia e ora li vuole. L’ho influenzata? Non direi. Ispirata? Credo di sì.

Yoda

Lui sì che è un influencer…

Se il termine è fastidioso ancora più fastidiosi sono quelli che si attribuiscono questo titolo.
Leggo spesso negli “About” di alcuni blogger che “Sono/siamo travel blogger e influencer”.
Ok per il travel blogger ma sull’influencer lascia che siano gli altri a decidere! Non credete?

Quelli che si definiscono influencer secondo me sarebbero da bandire dal web…
Solitamente sono persone che non hanno nemmeno un blog o vlog ma hanno comunque tonnellate di followers (spesso acquistati all’etto come il prosciutto) su Instagram.
Cosa fanno nella pratica? Si fanno fotografare in località paradisiache, in strutture super lussuose, solitamente in abiti/bikini/perizomi/boxer succinti.
La loro marcia in più? Sono nati fighi.

Lo so: questa è una critica superficiale e so anche che a parlare è l’invidia, pura e semplice.
Però dai… Non se ne può più di queste modelline che postano il loro lato B abbinandolo a uno storytelling da 3° elementare.

💋#summerlove 💖 in #Aruba 🏝

Non c’è nemmeno il verbo per poterla chiamare frase.
Decenni di polemiche e lotte contro le modelle anoressiche che affollavano (o affollano?) riviste, pubblicità e passerelle e adesso ce le ritroviamo su Instagram a promuovere Aruba.
Possibile che ad Aruba non ci siano uomini e donne con la pancetta e qualche pelo superfluo?
E vi sembra possibile che i loro abiti siano immancabilmente in tinta con l’azzurro del mare e con il rosa fluo delle piume dei flamingos?

Per 100 strafighi che fanno foto in posa con i flamingos esistono 1.000 travel blogger che si spettinano, sudano e hanno mal di piedi a fine giornata; non confondeteci!

Aruba e flamingo

💋#summerlove 💖 in #Aruba 🏝

 

I travel blogger sono sempre in vacanza

Uno dei motivi per cui i travel blogger sono così detestati/invidiati è che sembrano sempre in vacanza.
FALSO! I travel bogger viaggiano, alcuni tanto, ma lavorano sempre.

Da quando ho lasciato il mio vecchio lavoro per dedicarmi al blogging trascorro circa 8 ore al giorno incollata alla scrivania, 2 ore in posti vari con in mano il cellulare per seguire le attività sui social e altre 2 a studiare.
Adesso ho anche un lavoro part time e infatti sto dando i numeri: ormai mi sveglio la notte perché  mi vengono in mente le cose che non sono riuscita a fare di giorno e al buio prendo il telefono/ipad/mac che ho sul comodino e lavoro. Marco ne è entusiasta!

Certo, sembra che passiamo le giornate su Facebook e Instagram a folleggiare ma non è così divertente.
Io ad esempio lo detesto: odio i social network e non li uso a livello personale ma devo esserci per il blog, per farlo crescere e conoscere.
Se non sei su Facebook o Instagram non esisti, questa è la realtà.

Per farvi capire cosa fa davvero un travel blogger immaginatevi la redazione di un giornale: gente che va e che viene, computer, riunioni, direttori inaciditi, telefoni che squillano, stagisti incollati alla fotocopiatrice, stylist chiccosissime, set fotografici, post-it da tutte le parti.

Il diavolo veste Prada

Anche a voi è venuta in mente questa redazione?

Ora mettete tutto questo in una sola persona e avrete un Travel Blogger, o un blogger in generale.
Non ci credete? Aprite una qualsiasi rivista che avete in casa e andate al colophon. Visto quanti ruoli e quanti persone a svolgerli?
Ora guardate il colophon di Ti chiamo quando torno.

Colophon Blog

Il colophon egocentrico di Ti chiamo quando

Non vi dico questo per farvi pena ma solo per mostrarvi un po’ del vero lavoro che c’è dietro ai tanti blog che si trovano online.
In un’epoca in cui vengono sempre più richieste figure dotate di competenze trasversali credo che noi ne siamo un buon esempio.

Il travel blogger in viaggio

A interrompere la routine quotidiana ogni tanto c’è qualche viaggio.
Finalmente un po’ di vacanza e relax. 😂 😂 😂 😂 😂 😂
Per me viaggiare significava staccare la spina e Ti chiamo quando torno significa proprio questo: lasciami in pace, sto partendo, non voglio pensare a nulla ora, ci penserò, ne parleremo poi. Ti chiamo quando torno.

Adesso viaggiare significa lavorare e bisogna farlo sul serio e con cognizione perchè se si sbaglia o si dimentica qualcosa non si può tornare indietro.
Il viaggio è un lungo carpe diem.

Tramonto romantico in riva al mare? Altro che romanticismo. Foto in posa catturando i contrasti della blue hour.
Dormire fino a tardi al mattino? Vietatissimo. Svegli all’alba per immortalare la luce morbida della Golden Hour.
Piatto fumante in tavola? Si mangia freddo per fotografarlo.

Credete che stia esagerando?  Gli influencer di Aruba di cui sopra lo fanno davvero (diamogliene atto). E ci provo anche io, solo con risultati più scarsi.
Siamo matti? No: questo è ciò che si deve fare per avere successo, per diventare “professionisti”, per lavorare.

Bisogna pensare a quali foto fare, a che riprese fare, trovare i momenti migliori per farle, pensare a cosa pubblicare sui social e persino l’itinerario e le attività vengono organizzate immaginando come verranno poi organizzati gli articoli.
Io lo preferisco a stare tutto il giorno chiusa in un ufficio ma, credetemi, non è una passeggiata.

 

Perché fare i travel blogger

Giunti a questo punto vi chiederete: quindi?
Quindi boh… Ve l’ho detto che era un post di pancia.

Non voglio che pensiate a noi come dei poveretti e nemmeno come a dei Wonder Woman/man.
Vorrei solo che quanti ci etichettano come dei fanulloni, arroganti, senza arte né parte, si fermassero a riflettere sul fatto che dietro a questi fiumi di parole ci sono delle persone.
Persone diverse tra loro per età, sesso, idee, stile di vita e di viaggio; persone che condividono un sogno e una passione; persone che si impegnano per realizzarlo.

Io ad esempio, grazie a Ti chiamo quando torno, ho conosciuto tanti blogger con esperienze di vita molto interessanti e a mio parere molto bravi, che lavorano bene.
Faccio anche parte di una community tutta al femminile, Travel Blogger Italiane, composta prevalentemente da Junior come me, in cui scambiamo esperienze, dubbi, conoscenze, contatti, trucchi del mestiere ma anche sogni, speranze e frustrazioni.
È un luogo virtuale in cui ho trovato cose non così scontate: solidarietà femminile e professionale e molto rispetto.

Rispetto. Chiudo con questa parola: ce ne vorrebbe tanto, per tutti e in ogni campo ma a quanto pare è diventato un bene sempre più raro.

 

Ops, scusate, dimenticavo la domanda iniziale: il travel blogger è un lavoro da sogno o da incubo?
Beh… È un lavoro e come tutti è sogno e incubo a giorni alterni ma continuerò a farlo per vari motivi:

  • perché amo viaggiare (ma potrei farlo comunque);
  • perché sto finalmente facendo una cosa per me stessa e non per qualche ingrato datore di lavoro;
  • perché amo la sensazione di affetto e di gioia che provo per ogni vostro like o commento, per ogni nuovo iscritto alla newsletter, per ogni “grazie” e per ogni vostra mail.

E voi, che siate viaggiatori o colleghi, cosa ne pensate?


fare il travel bloggerProfessione travel blogger

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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#travelblogger #blogdiviaggio #blogger
30 Comments
  • Silvia The Food Traveler
    Inserito il 15:08h, 27 Novembre Rispondi

    Bellissimo questo post! Mi arrabbio sempre tantissimo con quei blogger che si prendono la libertà di dire che noi “junior” non abbiamo il diritto di chiamarci travel blogger. La frase più odiosa che ricordo di aver letto è stata: “non basta avere un blog per definirsi un blogger”. Anche per questo motivo evito i gruppi di Facebook, perché succede proprio quello che hai detto tu! L’unico gruppo di cui faccio parte è quello delle Travel Blogger Italiane, dove ci sono persone davvero gentili. Per fortuna ci sono delle eccezioni che rendono questo lavoro (hobby, le mio caso) molto più bello ❤️

    • Federica
      Inserito il 19:20h, 27 Novembre Rispondi

      Grazie Silvia!
      Ogni tanto bisogna togliersi qualche sassolino dalla scarpa e oggi l’ho fatto.
      In questo ambiente ho conosciuto tante persone serie che vengono maltrattate per pura invidia e ignoranza.
      Dobbiamo farci conoscere per ciò che siamo davvero!
      Ci vediamo nel gruppo

  • Anna
    Inserito il 13:34h, 28 Novembre Rispondi

    Premesso che facevo parte del gruppo che descrivi e che credo ormai sia un gruppo di viaggiatori solo di nome (l’ho abbandonato dopo l’ennesima lite che ha seguito una mia richiesta di informazioni sul Giappone), ho già scritto tempo fa un post in cui parlavo del fatto che sia assurdo dover fare a botte coi giornalisti e doversi pure sentire in dovere di specificare se si sta lavorando o no col blog per sentirsi blogger. Credo sia anche assurdo definirsi blogger se si vuole fare il Mastrota dei viaggi indipendentemente dalla località di cui si parla, perché per me il blogger è altro. È un punto di vista diverso da quelli che troverei su una guida o sui dépliant, il punto di vista sincero e onesto che mi parla anche di eventuali brutture e difficoltà. Non un modo diverso per vendermi qualcosa.

    • Federica
      Inserito il 16:30h, 28 Novembre Rispondi

      Anna non l’ho citato ma evidentemente la fama del gruppo è nota a tutti! Tra l’altro oramai è in mano a blogger che approfittano del gruppo per farci pure qualche soldino ma lasciamo perdere! Purtroppo questo accade anche in altri gruppi e noi piacciamo poco ovunque in quei giri.
      Condivido quello che dici e credo che volesse essere l’intento del manifesto, un modo per differenziarci dai giornalisti, nella pratica però non mi sembra ci siano riusciti o abbiano voluto farlo (credo la seconda visto che esprimersi bene dovrebbe essere il loro mestiere).

  • Paola
    Inserito il 14:43h, 28 Novembre Rispondi

    All’inizio della mia “carriera” da blogger sono finita anche io nei gruppi che citi all’inizio e ho pure incontrato qualche blogger senior che cercava di sfruttare i blogger junior per articoli gratis.
    Come te vorrei che il blogging diventasse un lavoro full time invece di restare un hobby che ha il vantaggio di regalarmi qualche soggiorno gratis o degli oggettini carini. Credo però che visto la saturazione dei blog bisogna davvero metterci anima e costanza per farci strada e diventare delle professioniste del web.
    La mia risposta alle persone che cercano di buttarci giù è ignorarle completamente e spendere invece il mio tempo a confrontarmi con altre persone che invece scrivono e viaggiano con passione. Le etichette poi le mettono solo quelli che si sentono arrivati perché guadagnano abbastanza da avere una partita IVA, ma per fortuna non tutti i blogger senior sono così, ce ne sono anche tanti disponibili a condividere informazioni e suggerimenti.
    PS: le tizie in bikini le odio anche io, mi piacerebbe un mondo social in cui venisse dato più valore ai contenuti, ma i social sono lo specchio del mondo reale (faccina triste)
    PPS: cosa fa il papà nel tuo blog? Quando i miei genitori hanno scoperto che avevo un blog mi hanno chiesto perché la gente mi leggeva ahahah

    • Federica
      Inserito il 16:39h, 28 Novembre Rispondi

      Ecco la boss del gruppo Travel Blogger Italiane! Credo che l’armonia del tuo/nostro gruppo dimostri che insieme si può fare molto e lavorare bene e che ci sono tante giovani blogger/blog che meritano di crescere.
      Il papà, che fa il commercialista, dichiara al fisco i miei incredibili guadagni e soprattutto mi dice quante tasse devo pagare 🙂
      Lui è anche quello che ogni tanto mi chiama e mi chiede: Fede ma come fai a scrivere così? Alle elementari lui mi sgridava perchè i miei temi sembravano dei telegrammi. Alle elementari amavo la matematica, alle medie l’ho odiata e alla fine ho fatto il liceo classico; questi fiumi di parole, però, sono una novità anche per me 🙂

  • Chiara
    Inserito il 15:21h, 28 Novembre Rispondi

    Sicuramente scrivi cose molto corrette, ma tieni presente che quando ci si espone “pubblicamente/in cerca di pubblico” da sempre si prendono fischi e uova marce (perché il cibo commestibile una volta non si sprecava…); comunque anche i commenti polemici di frustrati invidiosi fanno numero! E poi si può sempre rispondere a tono e prenderci gusto! Ciao Federica, continua così.

    • Federica
      Inserito il 16:20h, 28 Novembre Rispondi

      Chiara hai perfettamente ragione: chi vuole apparire un po’ di insulti deve soffrire 🙂
      Questo fa parte delle regole del gioco e accetterei volentieri qualche insulto in cambio di (parecchio) successo.
      Ciò nonostante il bullismo che gira su facebook è qualcosa di imbarazzante e non permette confronto, solo insulti superficiali che rifuggo.
      Comunque i luoghi comuni che girano intorno a questo lavoro sono davvero troppi e immotivati e ogni tanto è bene sfatarne qualcuno o almeno provarci!

  • Stefano
    Inserito il 15:23h, 28 Novembre Rispondi

    Anche Marco è categoria Instagram Husband? Povero…

    • Federica
      Inserito il 16:14h, 28 Novembre Rispondi

      Certo!!!! Però ogni tanto gli do qualche premietto

  • Barbara
    Inserito il 20:39h, 28 Novembre Rispondi

    Penso che hai ragione da vendere! È un impegno inimmaginabile per chi non sa, e siamo sfigatelli per chi è più avanti di noi. Ma la scoperta, la condivisione e il piacere di continuare a fare quello che sto facendo per portare avanti il mio progetto vale ogni sacrificio!

    P. S. Anch’io cerco le info vere dai “piccoli”

    • Federica
      Inserito il 09:19h, 29 Novembre Rispondi

      Verissimo Barbara! Come dicevo alla fine, ogni like e commento ripaga la fatica!
      Ci tenevo però a mostrare quanto lavoro c’è dietro ad ogni nostra uscita, che sia una foto, social post o blog post.
      Non siamo degli incompetenti, anzi!

  • Giovy Malfiori
    Inserito il 20:47h, 28 Novembre Rispondi

    Mi sento di dissentire in m9do ampio sulla distinzione Senior e Junior. Io non mi sento Junior e scrivo per enti e brand ma, in primis, scrivo per chi mi legge e basta. Non esalto i luoghi che non sento miei e, malgrado questo (Io direi per fortuna), sono riuscita a fare del blogging la professione per cui pago le tasse e l permette di vivere. Per me la differenza tra Senior e Junior è data dall’esperienza e non dall’atteggiamento. Ci sono dei Senior che io non coinvolgere i mai in un lavoro e dei Junior che sento perfetto. Un post come il tuo fa bene a essere scritto ma, per me è per come vedo io le cose, non è tutto proprio così.

    • Federica
      Inserito il 10:13h, 29 Novembre Rispondi

      Giovy lungi da me darti della Junior! La mia era una generalizzazione con l’intento di creare delle etichette meno offensive rispetto a quelle che si sentono in giro; le etichette sono fatte per categorizzare e semplificare e questo comporta sempre delle limitazioni.
      Detto ciò sono felice che tu riesca a vivere di blogging ma quello a cui mi riferivo, e che i non addetti ai lavori percepiscono, è che i travel blogger ricevano compensi esorbitanti per stare alle Maldive e questo è appannaggio di pochissimi, inutile dire il contrario!
      Sul fatto di coinvolgere o meno determinati senior quella è una scelta che fanno gli Enti del turismo e gli uffici stampa in base al ROI che si aspettano. Detto ciò sono al prima a dire, e ho detto, che molti senior li seguo come esempio da non seguire e quando vedo che alcuni brand si rivolgono a loro per determinati progetti mi viene da pensare che quelli al comando ci siano dei veri incapaci…

      • Giovy
        Inserito il 14:59h, 29 Novembre Rispondi

        Non intendevo di certo che mi avessi dato della Junior ma hai detto una parola che è perfettamente identificativa di un problema: etichetta. Secondo me, uno dei grossi problemi del blogging in Italia (di viaggio o no) è il dare troppe etichette. Ce ne sono solo due, per motivi puramente di legge e di tasse: professionista o amatore. E tra i professionisti ci sono anche dei blogger che non sono degni di essere chiamati tali, come in tutte le professioni. Per me ci sono molti senior indegni di esserlo e molti junior (solo per livello di esperienza) che potrebbero benissimo far diventare il blogging una professione. Una persona che non c’è più e che, come me, mangiava pane e blogging per mantenersi una volta ha detto una cosa molto giusta, per il mio modo di vedere le cose: racconta il mondo come cavolo vuoi e lascia che siano i tuoi lettori a fare il bello e cattivo tempo. Tutto il resto è contorno.
        Io ci aggiungo una cosa mia: sarebbe meglio guardare molto di più al proprio orticello e farlo crescere.
        Io lo auguro a chiunque: concentratevi su di voi, in barba alla concorrenza, e lavorate bene! 🙂

        • Federica
          Inserito il 15:16h, 29 Novembre Rispondi

          Le etichette sono spesso un male, non solo nel blogging, ma servono per rendere intelligibile il mondo a noi umani 🙁 Semplificare aiuta ma spesso porta anche ad una maggiore superficialità.
          Io approverei anche il termine amatore ma con l’eccezione che dai tu e che purtroppo non è quella che spesso si sente.
          Per quanto riguarda il fatto che siano i lettori a fare il bello e il cattivo tempo è verissimo nel bene e nel male: il successo di molti “fenomeni” (da baraccone) d’oggi lo decretano proprio i lettori e il pubblico in generale e a volte non me ne faccio una ragione!

  • Monica
    Inserito il 20:53h, 28 Novembre Rispondi

    Federica condivido in pieno! Sono da poco nel mondo dei blogger ma, purtroppo, è proprio come dici tu: veniamo spesso sottovalutati ed etichettati come fannulloni che voglio scroccare le vacanze. Quando in realtà il tempo che si dedica al blog (e allo studio costante che c’è dietro per migliorarsi) è tantissimo. Senza contare che anche le vacanze diventano un lavoro sia prima della partenza quando si pianifica tutto minuziosamente in funzione poi del post, sia durante con le foto e quant’altro. Io lavoro 8h al giorno e faccio del mio meglio per seguire anche il blog che è la mia passione e, spero in un futuro, possa diventare qualcosa di più nonostante il mercato ormai saturo. Non nascondo sia pesante e, se non fosse per la grande passione, credo mi limiterei a fare la viaggiatrice e basta. La cosa più triste poi sono i blogger “professionisti” (non tutti per fortuna!) che, come dici tu, si sentono arrivati e quindi in diritto di sminuire chiunque abbia cominciato dopo e non ha avuto la loro fortuna di poter sbagliare e crescere strada facendo. Beati loro, in ogni caso, che ce l’hanno fatta!
    E comunque dovremmo dare un premio a tutti i compagni/mariti addetti alle foto che ci devono sopportare

    • Federica
      Inserito il 09:28h, 29 Novembre Rispondi

      Gli husband sono fantastici!
      I blogger professionisti, e sottolineo che solo alcuni lo fanno, sono veramente la parte più triste anche se in parte li capisco perchè è normale provare a proteggere il proprio orticello…

  • Stefania
    Inserito il 21:54h, 28 Novembre Rispondi

    Decisamente un articolo emozionale che mi fa capire tanto di te. Sento la tua determinazione ma soprattutto la tua passione In questo lavoro e questi elementi non li hanno gli influencer o i giornalisti da copia-incolla!
    Continua e non mollare!!!

    • Federica
      Inserito il 09:31h, 29 Novembre Rispondi

      Grazie Stefania! Ammetto che sto investendo molto in questo progetto, in termini di tempo, energie e io denaro.
      Purtroppo ci sono arrivata tardi, non sono più una ragazzina e sento le lancette dell’orologio ticchettarmi nel cervello. SE voglio riuscire a realizzare i miei sogni devo farlo adesso e questo mette un po’ di ansia!

  • Elena
    Inserito il 23:05h, 28 Novembre Rispondi

    Io conosco sia i senior che gli junior, ma non mi sento né l’uno nell’altro. Ho il blog da molti anni e di cose irritanti ne ho viste parecchie… credo che fare il blogger di professione in Italia sia quasi impossibile e non faccio mistero che un po’ di responsabilità la do alle new entry, che si vendono per una caciotta, alle volte. Ma la colpa non è neanche loro, ci fosse una regolamentazione seria del lavoro sarebbe più semplice. Una cosa però ci tengo a dirla: se i blogger sono diventati tanto importanti nel raccontare una destinazione è perché hanno compiuto una piccola rivoluzione: hanno sostituito l’oggettività, sacrosanta del giornalismo, con la soggettività, i dati con l’esperienza. Il consiglio del blogger non è il parere autorevole di un esperto, ma la voce fidata di un amico che ha provato ciò di cui parla sulla sua pelle. Quindi va bene prepararsi con cura per un viaggio, pensare alle foto, ma occhio a falsare la realtà. Non credo sia la strada giusta perché così come abbiamo avuto la fiducia dei lettori, possiamo anche perderla. L’errore più grande che stanno facendo oggi molti blogger è questa rincorsa dell’aspetto da rivista: foto perfette, grafiche accattivanti a discapito della spontaneità. Non siamo giornalisti, siamo blogger. Ci abbiamo messo la faccia, cosa succederebbe se qualcuno al suo posto trovasse una maschera?
    P.S. mi devi dire il nome del gruppo di cui parli!

    • Federica
      Inserito il 09:53h, 29 Novembre Rispondi

      Elena in linea generale concordo con te ma mi sento di dissentire su alcuni punti.
      Sulla caciotta hai ragione: questa moda di lavorare gratis per me è intollerabile in ogi ambito e infatti io mi rifiuto di farli, non ho più l’età per farlo anche se in questo ambiente sono una junior.
      Però è una pratica tristemente diffusa in ogni ambiente. La caciotta di cui parli è uguale allo stage delle aziende: si fanno lavorare gratis persone che sicuramente non sono ancora esperte ma non sono nemmeno dei cretini. Non è giusto ma è la norma. Loro sono visti come dei “poverini”, noi come scrocconi che si svendono. Perché?

      Sulla differenza tra blogger e giornalisti concordo in pieno ed è per questo che il manifesto mi è sembrato una presa in giro visto che la soggettività di noi blogger viene presa come approssimazione e scarsa autorevolezza.

      Per quanto riguarda invece il tuo pensiero finale non sono del tutto d’accordo. Conosci qualche mio articolo e sai che scrivo sempre in totale sincerità ciò nonostante cerco di curare ogni parte del mio lavoro al meglio che posso fare e non credo che questo si possa considerare artificio o menzogna.
      La forma è importante sempre, nel blogging come nella vita quotidiana, e a me piace far vedere il bello di ogni luogo o situazione raccontando comunque anche il brutto se c’è. La Statua della Libertà è bella sempre ma in alcune foto viene meglio e io ai miei lettori preferisco mostrare quelle belle esattamente come evito di farmi vedere appena sveglia al mattino con le occhiaie e le pieghe del cuscino sulla faccia. Un po’ di artificio c’è ma è per una giusta causa 🙂

  • Stefania
    Inserito il 23:31h, 28 Novembre Rispondi

    Bellissimo post!! Ho seguito anch’io la polemica che citi all’inizio e devo dire che, purtroppo, sono in tanti a disprezzare i travel blogger. Io se non ci fossero stati non avrei iniziato a viaggiare da sola prendendo spunto da itinerari fatti da loro e seguendo i loro consigli. Devo però dire che se si vuole crescere bisogna mettere in conto di dover fare quelle foto patinate e di avere sempre dietro un fotografo che ci immortali in scenari da favola 🙂

    • Federica
      Inserito il 10:17h, 29 Novembre Rispondi

      Grazie Stefania! Anche io vedo nei travel blogger la principale fonte di ispirazione! Le guide di viaggio le compro ancora ma quelle stanno appoggiate sugli scaffali delle librerie insieme ad altre migliaia di volumi e le compro dopo che ho già deciso la ia destinazione. A farmi venire la voglia di partire sono le parole e le immagini di chi, come noi, sceglie di raccontarle al mondo.
      Ecco perchè sono orgogliosa di fare la travel blogger!

  • Anna
    Inserito il 23:58h, 28 Novembre Rispondi

    Federica che meraviglia questo post, ne vogliamo di più di post di pancia, che poi pancia nel prendere forma, ma poi ne è uscita una gran bella analisi, ben approfondita!

    • Federica
      Inserito il 09:58h, 29 Novembre Rispondi

      Grazie Anna! In realtà avrei voluto dire tante altre cose e approfondire meglio alcune parti ma la regola del blogging è di essere concisi e io come sempre non riesco a rispettarla! È un discorso che mi prende molto, un po’ come tutti quelli in cui vedo un’ingiustizia, e mi sono anche divertita a scriverlo 🙂

  • Sandra
    Inserito il 11:34h, 29 Novembre Rispondi

    Per fortuna non frequento quel gruppo! Ho letto tutto, tutto, tutto… splendido articolo, completo ed esauriente. Condivido praticamente tutto quello che dici e capisco le tue riflessioni, alcune le ho fatte anche io in vari momenti!

    • Federica
      Inserito il 15:20h, 29 Novembre Rispondi

      Grazie mille Sandra! Il gruppo è stato solo un pretesto e una delle tante occasioni, tra l’altro “isolata” tra gli iscritti. Il problema è che queste critiche stupide si leggono anche su alcuni giornali e questo è ancora più grave visto che chi scrive lì si considera fonte autorevole e approfondita agendo invece in modo molto superficiale…

  • Lisa
    Inserito il 00:31h, 30 Novembre Rispondi

    Ciao Federica, ho letto l’articolo con molta attenzione e in qualche punto mi sono ritrovata. Dico “qualche punto” perché se tu ti definisci Junior, io non sono nemmeno quello. Ma tant’è, è una vita che viaggio e scrivo (un po’ di tutto) e, quindi, arrivare all’esperienza blogging è stato naturale. Ho iniziato un anno e mezzo fa e sto continuando a sperimentare, imparare e cercare la “mia voce” perché, in fondo, credo che raccontare sia un po’ come cantare. Riguardo, poi, alla differenza fra blogging e giornalismo e alla presunta superiorità di quest’ultimo… Be’, un po’ mi viene da ridere. Durante l’università ho lavorato in una redazione, scrivevo per la pagina della cultura e posso garantirti che, spesso, dei libri, degli spettacoli o dei film recensiti vedevamo solo le copertine o i primi 20 minuti 🙂 Da ciò la fastidiosa sensazione che hai quando leggi certi articoli su riviste di viaggio e ti chiedi se chi scrive lì ci sia mai stato… Cavolo, invece, quando scrivo un post ci metto un sacco di impegno, parlo solo di posti nei quali ho davvero messo piede e di solito, accanto al PC, ho pile di libri, brochures e altro materiale raccolto durante il viaggio. Insomma, tutta ‘sta pippa per dire: ma chi se ne frega dello snobismo. Penso (e nel lavoro che faccio, che con il blogging non c’entra, per me ha funzionato così) che se ci metti passione, umiltà e tanto impegno, prima o poi i risultati arrivano. Alla faccia di influencer e megafighi.

    • Federica
      Inserito il 10:18h, 30 Novembre Rispondi

      Ciao Iaia! Il mio intento era proprio mostrare chi sia davvero un blogger e cosa faccia, mostrare la passione e l’impegno che si nasconde dietro ogni nostra “uscita”. Siamo tutto fuorché gli scrocconi snob a cui ci associano e la tua umiltà e dolcezza ne sono un esempio.
      In merito ai giornalisti che dire… dopo la laurea ho cominciato subito a lavorare in ufficio stampa dove ho conosciuto tanti giornalisti amareggiati per come la loro professione si fosse ormai commercializzata e mercificata, discorso valido sopratutto per quelli che lavorano in ambiti più frivoli, per così dire.
      Sicuramente hai ragione: bisogna fregarsene, andare avanti e dimostrare ogni giorno quanto valiamo!

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